I morsi antichi della collezione Giannelli in mostra a Travagliato

Il suggestivo colpo d'occhio della mostra

Il suggestivo colpo d’occhio della mostra “Cavallo: storia, arte e artigianato”,
in corso sino al 29 giugno 2015 a Travagliato (BS)
Foto © Gaetano Cucinotta

di Giovanni Battista Tomassini

Capita ancora di scoprire dei tesori nascosti. Per chi ama la storia  e l’equitazione, visitare la mostra della collezione Giannelli, esposta a Travagliato (BS), con il titolo Cavallo: storia, arte e artigianato è come penetrare nella caverna di Ali Babà. Confesso di esserne rimasto davvero sorpreso. Non mi aspettavo un’esposizione così ricca e un allestimento tanto suggestivo in un piccolo centro di provincia. Niente di più sbagliato. Per la qualità e la completezza della collezione presentata, quella in corso a Travagliato sino al prossimo 29 giugno è una mostra che potrebbe tranquillamente figurare nei grandi musei delle capitali di tutto il mondo. Perché vi sono esposti pezzi che nemmeno il British Museum, il Louvre o il Metropolitan possiedono. Giuro che non sto esagerando.

La mostra una delle più ricche collezioni di morsi antichi del mondo

La mostra propone una delle più ricche collezioni di morsi antichi del mondo
Foto © Gaetano Cucinotta

Da anni studio la storia della tradizione equestre e nel corso delle mie ricerche mi sono più volte dedicato ad approfondire le diverse tipologie di morso in uso nelle varie epoche. Su questo stesso blog avevo cominciato a pubblicare una serie di articoli dedicati a questo argomento (Morsi dell’Età del Bronzo; Il morso corinzio; Equitazione senza morso nei tempi antichi; Il morso che domò il cavallo volante: Pegaso e Bellerofonte). Mi ero dovuto però fermare per la difficoltà di reperire immagini e dati attendibili sulle imboccature utilizzate in epoca classica e soprattutto nel periodo romano e medievale. Le rare pubblicazioni scientifiche sull’argomento e i cataloghi dei maggiori musei del mondo mi offrivano poco materiale su cui lavorare. Potete quindi facilmente immaginare quale sia stato il mio stupore quando ho scoperto che a Travagliato erano esposti decine di reperti mesopotamici, greco antichi, romani, longobardi e medievali, per arrivare poi ai giganteschi morsi rinascimentali, alle imboccature barocche, sino ad alcuni eleganti esemplari ottocenteschi.

Claudio Giannelli

Claudio Giannelli – Foto © Gaetano Cucinotta

Ma procediamo con ordine. Vorrete innanzitutto sapere da dove proviene questo incredibile patrimonio. A metterlo insieme, in decenni di ricerche appassionate, è stato Claudio Giannelli. La sua è una personalità  davvero singolare, che coniuga una straordinaria finezza intellettuale a un garbo e una classe davvero d’altri tempi. Figlio di un ufficiale di cavalleria, Giannelli è cresciuto in mezzo ai cavalli e ha cominciato a montare da giovanissimo, cogliendo buoni risultati nel completo e nel dressage. S’è laureato e ha esercitato per alcuni anni la professione di notaio. A un certo punto, però, ha deciso di trasformare la sua passione per la bellezza e le cose antiche in una professione, diventando un importante antiquario. Nel frattempo, si è trasferito in Svizzera, dove vive, e ha continuato a montare a cavallo, diventando anche giudice di completo e dressage. La sua collezione è nata per un caso fortuito. Negli anni Cinquanta, curiosando tra le bancarelle del mercato delle pulci di Portaportese a Roma, trovò un morso antico, confuso tra varie cianfrusaglie. Gianelli, che all’epoca già conosceva le celebri illustrazioni dei trattati di Grisone e Fiaschi, si accorse subito che si trattava di un pezzo antico, probabilmente rinascimentale. Dopo la solita estenuante trattativa, lo acquistò, riuscendo a strapparlo al venditore per un buon prezzo. Il resto lo hanno fatto il suo amore per i cavalli e la storia, la sua straordinaria cultura e la sua competenza di antiquario. Nel giro di pochi anni, lo ritroviamo nelle case d’aste di mezza Europa intento a contendere i morsi antichi più belli disponibili sul mercato ai conservatori di musei come il Louvre, o il British, e a un’élite ristrettissima di collezionisti di tutto il mondo.

La vetrina dei reperti di epoca greco-antica, in cui spiccano alcune splendide museruole in bronzo

La vetrina dei reperti di epoca greco-antica, in cui spiccano alcune splendide museruole in bronzo
Foto © Gaetano Cucinotta

La mostra si apre con alcuni reperti antichissimi. Sono esposte alcune guardie in osso, di provenienza centro-asiatica risalenti addirittura al II millennio prima di Cristo. Si passa quindi alla civiltà mesopotamica, per arrivare alla Grecia antica. Oltre a bei morsi sono esposti alcuni psalion, sorta di capezzini metallici che limitavano l’apertura della bocca dell’animale, e alcune museruole. Spicca uno splendido frontale in bronzo, con il relativo psalion. Si passa poi alla civiltà etrusca, con diversi esemplari perfettamente conservati appartenenti al cosiddetto periodo villanoviano [si veda l’articolo Morsi dell’Età del Bronzo], caratterizzati da belle guardie zoomorfe. Ma il piatto forte, per quanto riguarda l’epoca del bronzo è l’incredibile collezione di morsi del Luristan, databili tra il 1100 e il 700 a.C.. Appartengono a una misteriosa civiltà, fiorita tra il II e il I millennio avanti Cristo, in una regione sud occidentale dell’attuale Iran. I reperti sono stati ritrovati prevalentemente all’interno di tombe, nelle quali erano collocati sotto la testa del corpo inumato. Sono costituiti da un cannone di un solo pezzo, dritto o leggermente curvo, con a ciascun estremo una guardia in forma di animale, generalmente alato. Queste figure avevano nel corpo un foro più grande nel quale passavano i due estremi dell’imboccatura e due asole per affibbiare il  montante della testiera. I pezzi esposti a Travagliato sono assolutamente eccezionali. Comprendono anche un raro esemplare di morso snodato, con guardie decorate da figure antropomorfe (è il pezzo scelto per il manifesto della mostra). Né il catalogo del British, né quello del Metropolitan, che pure hanno collezioni importanti di questi reperti, possono vantare esemplari di questa qualità e stato di conservazione.

L’incredibile collezione di morsi del Luristan, databili tra il 1100 e il 700 a.C.. Pochi musei al mondo possono vantare esemplari di questa qualità e stato di conservazione

L’incredibile collezione di morsi del Luristan, databili tra il 1100 e il 700 a.C..
Pochi musei al mondo possono vantare esemplari di questa qualità
Foto © Gaetano Cucinotta

Di grandissimo interesse i numerosi morsi di epoca romana e medievale. Di fronte alla loro vetrina il cuore dello studioso ha un soprassalto. Con il passaggio dal bronzo al ferro, che è molto più deperibile, i reperti di questa epoca sono, infatti, molto più rari. Anche nei libri degli specialisti ci sono pochissime immagini da consultare e sono quasi sempre le stesse. La collezione Giannelli mostra filetti simili a quelli attuali e gli antenati dei morsi moderni, che hanno però un aria molto rozza e brutale. In epoca romana infatti si cominciarono a introdurre morsi con guardie lunghe, ma ancora privi di barbozzale. Gli stessi specialisti della materia continuano a interrogarsi sul loro principio esatto di funzionamento. Le imboccature erano spesso irte di punte e destano un certo raccapriccio a pensarle nella bocca di un povero animale.

Sono esposti anche molti esemplari, particolarmente  rari, di epoca romana e medievale

Sono esposti anche molti esemplari, particolarmente rari, di epoca romana e medievale
Foto © Gaetano Cucinotta

Hanno un aspetto molto severo anche i morsi rinascimentali. A Travagliato si trovano esattamente gli stessi modelli che si vedono riprodotti ossessivamente nelle illustrazioni dei trattati del XVI secolo. E pensare che la loro incredibile varietà era pensata per adattare l’imboccatura alle peculiarità anatomica della bocca di ciascun esemplare! Al di là di questo, però non si può fare a meno di ammirarne la straordinaria fattura. Molti sono dei veri capolavori della lavorazione del metallo. Tanto più straordinari se si pensa alla relativa povertà dei mezzi tecnici di cui disponevano gli artigiani che li realizzarono.

I morsi di epoca rinascimentale hanno un aspetto molto severo, ma sono dei veri capolavori della lavorazione del metallo e sono esattamente gli stessi raffigurati nei trattati equestri del XVI secolo

I morsi di epoca rinascimentale hanno un aspetto molto severo, ma sono dei veri capolavori della lavorazione del metallo e sono gli stessi raffigurati nei trattati equestri del XVI secolo
Foto © Gaetano Cucinotta

Con il passare dei secoli, si nota il progressivo ridursi delle lunghezza delle guardie (con la conseguente diminuzione dell’azione di leva sulla mandibola) e la costante semplificazione dell’imboccatura. Il progredire delle tecniche di addestramento dimostrò non solo che morsi tanto forti erano inutili, ma che erano controproducenti. Pur essendo usati da mani esperte, è facile immaginare che esasperassero gli animali, sottoponendoli a un’inutile coercizione. Se però nel Settecento, le imboccature vennero semplificate e progressivamente ridotte nelle dimensioni, allo stesso tempo la loro fattura si fece ancora più preziosa, diventando in alcuni casi dei veri e propri pezzi d’oreficeria. Completano la collezione alcuni morsi orientali: cinesi, tibetani, giapponesi e una notevolissima collezione di staffe in legno cilene.

Nel Settecento, i morsi si riducono di dimensione, ma diventano in alcuni casi veri e propri pezzi d’oreficeria

Nel Settecento i morsi si riducono di dimensione, ma diventano veri e propri pezzi di oreficeria. Come questo morso e queste staffe di origine francese
Foto © Gaetano Cucinotta

Non basta certo questa estrema sintesi a dar conto della bellezza e dell’importanza dei pezzi esposti, la cui storia e il cui significato sono spiegati in una serie di pannelli, che rendono il percorso della mostra comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Non solo, l’allestimento è arricchito da diversi quadri di argomento equestre di autori importanti del Sette e dell’Ottocento e da numerose stampe originali, come quelle celeberrime tratte dai libri di Giovanni Stradano, Pluvinel, Newcastle, o dalle belle tavole dedicate all’equitazione dell’Enciclopédie di d’Alembert e Diderot.

La mostra è arricchita da una notevole rassegna di quadri e stampe di soggetto equestre, che vanno dal XVI al XIX secolo

La mostra è arricchita da una notevole rassegna di quadri e stampe di soggetto equestre,
che vanno dal XVI al XIX secolo
Foto © Gaetano Cucinotta

La mostra della collezione Giannelli, a Travagliato, propone  uno straordinario viaggio attraverso la storia di millenni di convivenza tra l’uomo e il cavallo. Un passato che troppo spesso viene idealizzato, oppure criticato, senza un’esatta cognizione delle tecniche e dei mezzi che venivano effettivamente impiegati in altre epoche. Una mostra straordinaria come questa ci pone invece di fronte agli oggetti concreti, stimola la nostra curiosità e smentisce luoghi comuni e leggende. Studiare la storia del rapporto tra l’uomo e il cavallo non serve a porre su un piedistallo un’inesistente età dell’oro dell’equitazione, ma a illuminare un capitolo fondamentale della nostra civiltà. Ed è utile ai cavalieri di oggi per conoscere le radici della passione che li anima e imparare dagli errori e dalla saggezza di chi, nel corso dei millenni, li ha preceduti nel culto di questi animali meravigliosi che sono i cavalli.

LocandinaLa mostra, nella ex-Chiesa di Sant’Agnese, in Piazza della Libertà, a Travagliato (BS) è stata prorogata sino alla fine di LUGLIO.

Apertura: Sabato e Domenica 10-12 / 15-18,
                 giorni feriali a richiesta chiamando il numero +39 030 6864960
                 Lunedì chiuso.

Per informazioni:
telefono +39 030 6864960;
email: segreteria@aziendaserviziterritoriali.com.

Claudio Giannelli sta lavorando a un libro sulla sua collezione, la cui uscita è annunciata per il prossimo autunno. Ve ne daremo notizia, non appena sarà pubblicato.

Potete ammirare altre foto della mostra di Gaetano Cucinotta, clickando sul link seguente:
www.gaetanocucinotta.com

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