Un incontro mai avvenuto. Baucher e Mazzucchelli

Giuseppe de Nittis, A cavallo sugli Champs-Elysées , 1874 (private collection)
Giuseppe de Nittis, A cavallo sugli Champs-Elysées , 1874 (private collection)

di Giovanni Battista Tomassini

Nel 1948 il generale Albert Decarpentry pubblicò una celebre biografia del più grande cavaliere francese dell’Ottocento, François Baucher. Parlando dei suoi anni giovanili, Decarpentry racconta che Baucher svolse il suo apprendistato equestre seguendo in Italia uno zio, che dirigeva le scuderie del principe Camillo Borghese (1775 – 1832). A questo proposito Decarpentry suggerisce che, durante quel periodo, la curiosità del giovane francese possa essere stata attratta dall’insegnamento del cavallerizzo italiano Federico Mazzucchelli che, a suo dire, a quell’epoca “professava” presso una non meglio identificata Accademia di Milano. D’altra parte, correttamente si premura subito di chiarire la natura congetturale di questa tesi, concludendo: «Niente permette tuttavia di affermare che egli possa averne ricevuto l’insegna­mento, e se la nascita del suo talento ne fu influenzata, non sappiamo in quale misura» (Decarpentry, 1948, p. 14.).

François Baucher riding Partisan
François Baucher su Partisan

Quella che era stata formulata solo come un’ipotesi si tramutò però ben presto in certezza per molti storici dell’equitazione. È il caso, per esempio di André Monteilhet che, parlando di Mazzucchelli scrive: «L’opera di Mazzucchelli, di facile lettura e in sé molto ben concepita, presenta un interesse tutto particolare quando si sa che il maestro fu a lungo osservato da un modesto adolescente francese che si chiamava François Baucher…» (Monteilhet, 1979, p. 207). Una rapida ricerca sul web vi convincerà di come l’idea che Baucher sia stato allievo di Mazzucchelli si sia diffusa e sia oggi accettata da molti come certa.

Discendente di una della più eminenti famiglie bresciane, figlio cadetto del conte Gianmaria, Federico Mazzucchelli nacque nel 1747. Studiò in collegio a Roma, manifestando già in quegli anni la propria passione per l’equitazione. In età più matura fu un fervente giacobino, tanto che nel maggio 1794 venne arrestato all’uscita dal teatro cittadino, con l’accusa di aver partecipato ai pranzi nei quali si parlava di politica. Venne condannato a rimanere recluso nel Castello di San Felice sino a tutto il mese di settembre. La prigione però non ne scoraggiò la passione politica. Tre anni dopo, mentre Napoleone era ormai alle porte, firmava in qualità di presidente del Comitato di vigilanza e polizia un proclama a tutti i popoli dell’Italia libera, nel quale inneggiava all’unità di una repubblica italiana, che l’ingenuo conte bresciano sperava si sarebbe realizzata con l’aiuto di Bonaparte. La storia lo avrebbe da lì a poco completamente disilluso. Dimessosi da tutte le cariche politiche, tornò quindi ai suoi amati cavalli. Nel 1802, pubblicò a Milano un’opera intitolata Elementi di cavallerizza, poi ristampata e ampliata nel 1805, con il titolo di Scuola equestre, con belle incisioni in rame che rappresentano gli esercizi del maneggio realizzate, dalla bottega dei fratelli Bordiga, su disegni di Basilio Lasinio.

Federico Mazzucchelli e il suo cavallo Stornello (da Scuola Equestre)
Federico Mazzucchelli e il suo cavallo Stornello
(da Scuola Equestre)

Appare evidente che Decarpentry formulò la sua congettura su un possibile incontro con Baucher sulla base del luogo di pubblicazione del libro di Mazzucchelli, del quale aveva per altro una conoscenza piuttosto superficiale, e non sulla base di documenti che comprovassero l’incontro tra il cavaliere italiano e il giovane apprendista francese. Anzi, ignorando del tutto la biografia di Mazzucchelli. Visto che a Milano, all’inizio dell’Ottocento un cavaliere italiano aveva pubblicato un libro dedicato all’equitazione accademica, Decarpentry ritenne semplicemente probabile che questi risiedesse nel capoluogo lombardo e lì tenesse una scuola d’equitazione. Confidando nella curiosità del giovane Baucher ipotizzò quindi che potesse esserne stato attratto. Ben più grave è l’errore di chi ha successivamente assunto questa congettura come una verità storica, senza accertarne il fondamento.

In realtà, l’incontro tra Baucher e Mazzucchelli non poté avvenire perché, all’epoca del soggiorno a Milano del francese, nel 1810, il conte bresciano Federico Mazzucchelli era già morto da cinque anni. Come è scritto nel suo necrologio, apparso nel “Giornale dell’Italiana letteratura” di Padova: «Appassionato per l’arte sua morì nell’atto stesso d’esercitarla, poiché colpito essendo a cavallo da fierissimo accidente apopletico [sic] lasciò la vita nella cavallerizza medesima a’ 28 di gennaio 1805, con dolore degli amici, e d’ogni colta persona che il conosceva» (ANONIMO, 1805, p. 282.).

Incisione da la Scuola Equestre di Federico Mazzucchelli (1805)
L’opera di Federico Mazzucchelli è considerata la prima nella quale viene illustrata la tecnica delle “redini lunghe”

Bibliografia:

AGLIARDI, Danilo, La famiglia, in AA. VV., Villa Mazzucchelli. Arte e storia di una dimora del Settecento, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2008, pp. 11-47.

ANONIMO Necrologia: notizie di Federico Mazzucchelli, in “Giornale dell’Italiana letteratura”, Volume 10, 1805. pp. 281-282.

DECARPENTRY, Albert, Baucher et son école, Paris, Lamarre, 1948.FILIPPINI, Nadia Maria, Donne sulla scena politica: dalle Municipalità del 1797 al Risorgimento, in AA. VV., Donne sulla scena pubblica: società e politica in Veneto tra Sette e Ottocento, a cura di N.M. Filippini, Milano, Franco Angeli, 2006, pp. 81-137.

MAZZUCCHELLI, Federigo, Elementi di cavallerizza, Milano, presso Pietro Agnelli librajo-stampatore in S. Margarita, 1802 (nuova edizione con il titolo Scuola equestre, Milano, presso Gio Pietro Giegler, Libraio sulla Corsia de’ Servi, 1805).

MONTEILHET, André, Les Maîtres de l’oeuvre équestre, Arles, Actes Sud, 1979 (nuova ed. 2009).

PECO, Luigi, I Bordiga: Benedetto e Gaudenzio Bordiga, incisori e incisori-cartografi, Borgosesia, Valsesia Editrice, 1998.

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