Equus frenatus. Il libro sui morsi della Collezione Giannelli

Morso con guardie in bronzo dorato - France - Restoration (1814-1830) Picture © Michele Ostini

Morso con guardie in bronzo dorato
Francia – Restaurazione(1814-1830)
Foto © Michele Ostini

di Giovanni Battista Tomassini

Sontuoso. Con una veste editoriale curata nei minimi dettagli e immagini bellissime (realizzate dal fotografo Michele Ostini), che rendono perfettamente il pregio dei pezzi riprodotti. Allo stesso tempo, però anche un’opera dal significativo contenuto scientifico. Equus frenatus, il libro che finalmente presenta i morsi della Collezione Giannelli, non è solo un bell’involucro, concepito per mettere in vetrina quella che è senz’altro una delle più importanti raccolte private di morsi antichi al mondo. È anche uno straordinario strumento di ricerca per tutti coloro che si interessano alla storia della cultura equestre. I saggi che lo compongono, infatti, oltre a illustrare i pezzi più pregiati della collezione, presentano lo stato dell’arte delle conoscenze attuali sull’evoluzione e l’uso attraverso i secoli del morso.

Ho già avuto modo di parlare in questo blog dello splendore della Collezione Giannelli di morsi antichi, in occasione della bella mostra che si è tenuta nella scorsa estate a Travagliato (potete leggere l’articolo clickando su questo link: I morsi della collezione Giannelli in mostra a Travagliato). Si tratta di una raccolta eccezionale, messa insieme in decenni di ricerche. Si va dalle prime guardie in osso, provenienti dall’Asia Centrale e risalenti al II millennio a.C., per arrivare sino a raffinatissimi morsi cesellati del XVIII e XIX secolo. In tutto oltre 500 pezzi, la maggior parte dei quali davvero pregiati.

La copertina del libro

La copertina del libro

Nel bel saggio introduttivo, Claudio Giannelli dispiega tutta la sua competenza su questa materia così complessa. Riesce così a sintetizzare in modo estremamente chiaro e accurato quattro millenni di storia delle imboccature, seguendone lo sviluppo cronologico e contestualizzando di volta in volta le diverse tipologie di morso rispetto al periodo e alle civiltà che le hanno prodotte. Se ne ricava una visione d’insieme molto suggestiva e interessante. Come nota lo stesso Giannelli, colpisce come la parabola avviata dai primi filetti in bronzo, impiegati duemila anni prima di Cristo dalle popolazioni nomadi dell’Asia Centrale, passando per gli artistici morsi del Luristan, quelli greci e romani, fino ai severissimi morsi medievali e Rinascimentali, si chiuda all’inizio del XX secolo, con il ritorno alle imboccature più semplici, propugnato da Federico Caprilli e dalla sua “equitazione naturale”. “Oggi si ha, dunque, – scrive Giannelli – un ritorno alle origini con un uso sempre più frequente del normale filetto snodato, l’imboccatura senz’altro più dolce e rispettosa della delicata bocca del cavallo, purché sempre abbinato alla pazienza, a un lavoro progressivo e, soprattutto, all’amore» (p. 40).

Sono soprattutto due gli ambiti più speciali della collezione Giannelli. Innanzitutto quello dei magnifici morsi del Luristan, veri e propri capolavori in bronzo, realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, da una civiltà di cui sappiamo piuttosto poco, fiorita tra il II e il I millennio a.C. in una regione sud-occidentale dell’attuale Iran. Per numero e qualità degli esemplari, la Collezione Giannelli ha probabilmente la più grande e importante raccolta al mondo di questi specialissimi manufatti. Altrettanto unica è quella dei morsi villanoviani ed etruschi. Anche nell’Italia pre-romana (IX-VIII sec. a.C.) era diffuso l’uso di inumare i defunti con corredi funerari che comprendevano spesso morsi da cavallo. Si trattava per lo più di filetti, con guardie che rappresentavano cavalli in forme stilizzate, che oggi ci appaiono curiosamente moderne. A questi due ambiti sono dedicati i saggi di Manuel Castelluccia, archeologo specialista del Vicino Oriente Antico, del Caucaso e dell’Iran, e Chiara Martinozzi, archeologa, specialista della civiltà etrusca. Entrambi forniscono un ricco quadro di riferimento storico/culturale all’interno del quale collocare la produzione dei morsi e la descrizione delle loro varie tipologie.

Morso del Luristan con guardie zoomorfe Luristan - circa I millennio a.C. Picture © Michele Ostini

Morso del Luristan con guardie zoomorfe
Luristan – circa I millennio a.C.
Foto © Michele Ostini

È proprio questo il tratto più convincente del libro: i reperti non vengono semplicemente descritti, ma vengono sempre collocati nel contesto storico e culturale in cui i morsi venivano impiegati. Così il capitolo sulle imboccature nella Grecia antica, curato dallo stesso Giannelli, è preceduto da un’interessante descrizione storica e militare della cavalleria greca di Giuseppe Cascarino, che cura anche il capitolo sulla cavalleria romana. Proprio con l’avvento della civiltà romana le imboccature in bronzo vengono sostituite da quelle in ferro. L’impiego di questo materiale più deperibile, rende i reperti di questa epoca particolarmente rari. La Collezione Giannelli ne conta diversi in ottimo stato di conservazione. A quest’epoca la tipologia dei morsi comincia a cambiare. Compaiono i primi morsi con guardie lunghe, dal complicato e (almeno a mio avviso) ancora oscuro principio di funzionamento. Le testiere sono integrate dai cosiddetti psalion, sorta di cavezze in metallo che impedivano all’animale di sottrarsi all’azione del morso aprendo la bocca. Particolarmente curioso anche l’impiego dei cosiddetti “ipposandali”, una sorta di scarpette di metallo che venivano assicurate allo zoccolo con delle corregge di cuoio, di cui la Collezione Giannelli comprende alcuni rari esemplari.

Il Medioevo è decisamente un periodo problematico per quanto riguarda lo studio dell’evoluzione dei morsi. Pochi i reperti, poche le fonti scritte, difficilmente interpretabili quelle iconografiche. La filologa e storica Patrizia Arquint lo affronta con la consueta esattezza e chiarezza, proponendo una sintesi in cui, pur con le cautele dovute alla relativa scarsità dei dati, il quadro storico è integrato dalla descrizione tecnica.

“Prometopidion”: frontale a lamelle in bronzo con “psalion” solidale
Epoca romana
Foto © Michele Ostini

È invece il Rinascimento l’epoca in cui viene posta maggiore enfasi sul morso e “l’arte d’imbrigliare”, cioè di scegliere l’imboccatura più adatta per ciascun esemplare, viene considerata una competenza essenziale del vero cavaliere. Lo testimoniano con evidenza i trattati equestri che cominciano a essere pubblicati a stampa a partire dalla metà del XVI secolo. La maggior parte di queste opere comprende una rassegna di disegni di briglie, la cui sconcertante varietà è concepita proprio per adattarsi alle diverse tipologie di cavallo, nell’illusione di poter correggere così con strumenti specifici eventuali difetti. In realtà, quei morsi, che sono delle vere e proprie opere d’arte dal punto di vista della manifattura, è probabile invece che ottenessero piuttosto l’effetto contrario, vista la severità della loro azione.

Wrought iron Renaissance bit , pierced and engraved Germany - Seventeenth century

Morso rinascimentale in ferro battuto, traforato e inciso
Germania – XVI secolo

La fioritura del nuovo genere letterario del trattato equestre è evocata nel saggio di Mario Gennero, curiosamente incentrato su Il cavallerizzo di Claudio Corte, che è uno dei più interessati libri sull’equitazione del XVI secolo, ma è anche una delle opere che si sofferma meno sull’arte di imbrigliare, alla quale molto spazio dedicano invece altri autori coevi. È certo che la capacità tecnica dei cosiddetti “morsari” rinascimentali è strabiliante. In virtù dei notevoli progressi della siderurgia, gli artigiani dell’epoca – come scrive nel suo saggio Alessandro Cesati – riescono a realizzare, con semplici attrezzi, come lime, trapani a mano e bulini, «dei manufatti che paiono delle piccole sculture in ferro: oggetti d’arte a volte così raffinati da far dimenticare quasi del tutto la funzione originaria dell’oggetto» (p. 188).

One of the most incredible pieces of the Giannelli Collection: Wrought iron Renaissance bit , pierced and engraved. There are only two other known similar specimens. Sixteenth century Picture © Michele Ostini

Uno dei pezzi più incredibili della Collezione Giannelli: Morso rinascimentale in ferro battuto,traforato e inciso.
Sono noti solo altri
due esemplari simili.
XVI secolo
Foto © Michele Ostini

Il saggio finale di Pierre Desclos ha il pregio di descrivere da un punto di vista tecnico la complessità delle briglie rinascimentali e la progressiva semplificazione dei morsi nei  tre secoli successivi. Particolarmente interessante l’approfondimento dedicato alle tre parti principali del morso (imboccatura, guardie e barbozzale) e alla complessa terminologia tecnica, impiegata nei trattati dell’epoca, alla quale viene dedicato un utilissimo glossario finale.

Va infine ricordato che l’opera è stata realizzata grazie al determinate apporto della Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche di Brescia, che da sessant’anni finanzia le iniziative e le attività scientifiche, sperimentali e culturali attinenti alle scienze veterinarie e biomediche. Dal 1979 la fondazione è attiva anche nel campo dell’editoria scientifica. Questo libro è il centesimo della sua collana di monografie e ci sembra davvero un degno coronamento di un impegno per la promozione della cultura e della ricerca davvero meritorio.

Villanovan bronze bit Ninth - Eight centuries BC

Morsi Villanoviani in bronzo
IX – VIII secolo a.C.

Per acquistare il libro

Purtroppo il libro, che è disponibile solo in edizione italiana, non è distribuito attraverso i normali canali commerciali.

Chi fosse interessato ad acquistarlo, può richiederlo inviando un’email a questo indirizzo: c.giannelli@alwicom.net.

Questa voce è stata pubblicata in Altro

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *