L’arte austriaca di montare a cavallo

Pas de deux della Scuola Spagnola di Vienna

Pas de deux della Scuola Spagnola di Vienna

di Giovanni Battista Tomassini

Vi siete mai chiesti come fanno i cavalieri della Scuola Spagnola di Vienna ad avere quell’assetto perfetto in sella che li ha resi celeberrimi nel mondo? Le risposte possono essere ovviamente diverse. È perché lavorano duro e si allenano con costanza. Perché ognuno di loro si sottopone a un lungo apprendistato di lavoro alla longia e senza staffe. E poi si sa: gli austriaci hanno un carattere incline alla precisione e alla disciplina… Tutte risposte che hanno un fondamento, ma che in fondo restano solo parziali. Perché, innanzitutto, per comprendere l’eleganza suprema di quei cavalieri, che formano un tutt’uno armonioso con la propria cavalcatura, bisogna tenere in considerazione che alle loro spalle ci sono quattrocentocinquanta anni di storia. Un patrimonio unico al mondo che fa di quell’istituzione un cardine dell’identità culturale austriaca e un punto di riferimento per tutti coloro che amano l’equitazione.

La storia, dirà però qualcuno, di per sé non tiene in sella. Vero. In questo caso però, la storia non è un mero accumulo di date e nomi sbiaditi dal tempo, ma è un retaggio culturale e tecnico frutto di quattro secoli e mezzo di ricerca della perfetta intesa tra uomo e cavallo. È un bagaglio di esperienze che viene tramandato di generazione in generazione, con pazienza e orgoglio. Quindi è vero: la storia di per sé non tiene in sella, ma la conoscenza sì.

2 - CoverSinora però, nonostante l’importanza della tradizione equestre austro-ungarica sia riconosciuta da tutti, il grande pubblico sapeva piuttosto poco della storia dell’arte di montare a cavallo in Austria. Ora, finalmente, un libro di Werner  Poscharnigg colma questa lacuna e ci racconta in modo molto chiaro e godibile, ma allo stesso tempo documentato, l’evolversi dell’equitazione in Austria, dagli inizi del XVI secolo sino al secondo dopoguerra. Un libro davvero molto bello, pubblicato dapprima in Austria, con il titolo Meilensteine österreichischer Reitkunst: Eine europäische Kulturgeschichte (2013), e ora disponibile anche in un’edizione in inglese riccamente illustrata, con il titolo di Austrian Art of Riding (Xenophon Press, 2015, pp. 222, $39,95).

Poscharnigg mette innanzitutto in evidenza come la tradizione equestre austriaca moderna inizi nel segno di una duplice influenza: quella spagnola e quella italiana. La prima dovuta innanzitutto ai legami dinastici della casa d’Asburgo con la Spagna. L’imperatore Massimiliano I (1459-1519) fece infatti sposare suo figlio Filippo il Bello (1578-1506) con la figlia di Ferdinando II d’Aragona e di Isabella I di Castiglia, Giovanna la Pazza (1479-1555), creando un vincolo familiare destinato a durare nelle generazioni successive. All’epoca la Spagna aveva già una consolidata tradizione equestre e i cavalli allevati nella penisola iberica erano i più apprezzati nelle corti di tutt’Europa. L’apporto del sangue andaluso nelle ascendenze della razza lipizzana è noto ed evidente.

Il primo trattato d'equitazione pubblicato a Vienna e

Il primo trattato d’equitazione pubblicato a Vienna è
“Il cavallo da maneggio” (1650) dell’italiano
Giovan Battista Galiberto

Quanto all’Italia, è risaputo che durante il Rinascimento la cultura italiana esercitò un ruolo molto importante nel campo delle lettere, dell’arte, ma anche in campo equestre. È in Italia che, nel XVI secolo, vennero stampati i primi trattati d’equitazione e furono istituite scuole e accademie d’equitazione, così come italiani erano la maggior parte dei cavallerizzi attivi nelle corti di tutt’Europa. Ed è proprio di un autore italiano, che scrive in italiano e non in tedesco, il primo libro d’equitazione stampato a Vienna. Si tratta di Giovan Battista Galiberto, autore de Il cavallo da maneggio (1650). La sua è un’opera sicuramente interessante, che Poscharnigg analizza in dettaglio e nella quale trova alcuni tratti decisamente notevoli, come ad esempio la descrizione di un esercizio, denominato “cantone, o angolo”, che somiglia molto alla “spalla in dentro” descritta un secolo dopo da La Guérinière.

Johann Elias Ridinger, Galoppo a mano sinistra, Neue Reit Schul, 1770

Johann Elias Ridinger, Galoppo a mano sinistra,
Neue Reit Schul, 1770

L’equitazione austriaca si sviluppa poi autonomamente e ha come proprio motore fondamentale il maneggio imperiale, che oggi conosciamo come Scuola Spagnola. Poscharnigg nota come nell’ambito della tradizione austriaca prevalga la trasmissione orale del sapere equestre rispetto a quella scritta. Questo rende indubbiamente più problematico il lavoro dello storico e ha portato a diversi fraintendimenti e all’affermarsi di alcuni luoghi comuni. Per esempio, quello che la dottrina equestre della Scuola Spagnola si fondi essenzialmente sul magistero di La Guérinière. In realtà, Poscharnigg dimostra che le caratteristiche principali dell’equitazione austriaca (l’attenzione alla perfezione dell’assetto, l’esattezza degli aiuti, la dolcezza dell’addestramento) erano già contenute nel “compendio” in cui Johann Christoph von Regenthal riassunse le direttive primarie del Maneggio Imperiale, di cui fu alla guida dal 1709 al 1730. Il testo di Regenthal, uno dei più grandi cavalieri e addestratori di cavalli del suo tempo, non fu però mai dato alle stampe e ci è stato tramandato solo in versione manoscritta. Dopo essere stata dimenticata per poco meno di tre secoli, quest’opera di grandissimo interesse storico e tecnico venne riscoperta e pubblicata solo nel 1996 (e sarebbe da augurarsi che fosse tradotta e divulgata anche all’estero). Il libro di Poscharnigg ha il pregio di offrircene un’interessantissima sintesi ragionata, così come degli altri libri scritti dai più importanti cavalieri austriaci.

Johann Georg Hamilton, Uno dei cavalli dell'imperatore, XVIII secolo, Palazzo di Schönbrunn

Johann Georg Hamilton, Cavallo grigio accompagnato da un paggio,
dalla Rösslzimmer del Palazzo di Schönbrunn, XVIII secolo

Anche in Austria, l’evoluzione dell’arte della guerra produsse importanti trasformazioni in campo equestre, ma la spiccata matrice accademica della tradizione asburgica continuò a lungo a influenzare la cavalleria imperiale. Le due Guerre Mondiali segnarono il tramonto definitivo dell’impiego del cavallo in campo militare ma, pur tra mille difficoltà, l’Austria è riuscita a mantenere vivo il proprio legame con le sue tradizioni equestri, proprio grazie all’attività della Scuola Spagnola. Werner Poscharnigg ci offre il racconto affascinante di questa sofisticata cultura equestre, incentrata sulla figura di un “cavaliere pensante” e su un’equitazione raffinata e rispettosa della natura del cavallo.

La Scuola Spagnola di Vienna

La Scuola Spagnola di Vienna ha svolto un ruolo centrale
nel mantenere la vitalità delle tradizioni equestri austriache

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Potete acquistare il libro cliccando su questo link:
Austrian Art of Riding by Werner Poscharnigg (Xenophon Press)

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