{"id":3511,"date":"2018-11-28T16:29:14","date_gmt":"2018-11-28T16:29:14","guid":{"rendered":"http:\/\/worksofchivalry.com\/?p=3511"},"modified":"2018-11-29T05:49:29","modified_gmt":"2018-11-29T05:49:29","slug":"cinque-secoli-ripercorsi-al-galoppo-lequitazione-in-italia-prima-di-caprilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/worksofchivalry.com\/it\/cinque-secoli-ripercorsi-al-galoppo-lequitazione-in-italia-prima-di-caprilli\/","title":{"rendered":"Cinque secoli ripercorsi al galoppo. L\u2019equitazione in Italia prima di Caprilli"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"s4\"><i><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3512 size-full\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001.jpeg\" alt=\"\" width=\"1022\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001.jpeg 1022w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001-580x278.jpeg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001-768x367.jpeg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001-806x386.jpeg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001-558x267.jpeg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001-655x313.jpeg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/1-Apertura.001-600x287.jpeg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1022px) 100vw, 1022px\" \/><\/a><\/i><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s4\"><i>di <\/i><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/gli-autori\/\"><span class=\"s5\"><i>Giovanni Battista Tomassini<\/i><\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p><span class=\"s3\"><b>Il testo dell\u2019intervento tenuto al convegno <\/b><a href=\"https:\/\/www.fise-lazio.it\/fise-lazio-informa-cat\/6134-il-28-novembre-convegno-a-roma-federigo-caprilli-sempre-attuale\"><span class=\"s6\"><b><i>Federigo Caprili: sempre attuale?<\/i><\/b><\/span><\/a><b> organizzato dal Centro Studi della Federazione Italiana Sport Equestri, presso la Biblioteca Militare Centrale a Roma. Si \u00e8 trattato di un incontro di grande interesse al quale si spera seguiranno altre occasioni di approfondimento e divulgazione della cultura equestre in Italia (per ulteriori dettagli sull&#8217;evento vi rimando all&#8217;articolo di Patrizia Barsotti su Cavallo 2000: <a href=\"http:\/\/www.cavallo2000.it\/detail\/federigo_caprilli__cavaliere_gentiluomo_e_rivoluzionario-id_19223.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.cavallo2000.it\/detail\/federigo_caprilli__cavaliere_gentiluomo_e_rivoluzionario-id_19223.htm<\/a><\/b><b>) <\/b><\/span><\/p>\n<p><em><span class=\"s3\">Vorrei innanzitutto ringraziare il presidente Di Paola e la FISE &#8211; oltre alla mia amica e collega Maria Lucia Galli che mi ha cortesemente coinvolto &#8211; per l\u2019organizzazione di questo convegno. Era ora! Occasioni come questa andrebbero moltiplicate sul territorio e aperte il pi\u00f9 possibile al pubblico dei tesserati e degli appassionati d\u2019equitazione, perch\u00e9 ogni occasione di discutere e riflettere sulla cultura equestre giova al movimento italiano, divulgando una maggiore consapevolezza e aumentando il coinvolgimento dei praticanti. Grazie quindi dell\u2019invito e complimenti per l\u2019iniziativa.<\/span><\/em><\/p>\n<p><span class=\"s3\">Permettetemi di cominciare il mio intervento con una divagazione personale. Se c\u2019\u00e8 una cosa che proprio non mi piace del mio lavoro di responsabile della redazione cultura di un telegiornale (nella fattispecie \u00e8 il Tg3, ma vale per tutti) sono i i servizi commemorativi, quelli che si fanno in occasione della morte di un personaggio pi\u00f9 o meno famoso e che tradiscono un\u2019attitudine tipica della cultura italiana, che \u00e8 quella di ignorare o sottovalutare in vita le persone di talento, per poi mitizzarle nello spazio di un pomeriggio in occasione della loro morte. A quel punto, si scopre sempre che erano geni che hanno onorato la Nazione. Se ne fa un ritratto stereotipato e pieno di superlativi, che sempre tradisce la complessit\u00e0 della loro esperienza umana. Nella maggior parte dei casi, poi li si mette nella teca dei Padri della Patria a prender polvere e li si dimentica. In altri casi, invece, la loro figura resta circonfusa di quest\u2019aura di mito, che impedisce per\u00f2 di apprezzarne effettivamente il lascito culturale. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"s3\">Se ci pensate bene, \u00e8 un po\u2019 quello che \u00e8 successo a Caprilli. Dopo la sua tragica morte (1907), i suoi epigoni, si sono eretti a inflessibili custodi di una presunta ortodossia, che a una persona cos\u00ec insofferente delle gerarchie come lui fu in vita, probabilmente non sarebbe affatto piaciuta. Caprilli ha finito cos\u00ec per essere mitizzato. E questo non giova mai, perch\u00e9 coi miti non si dialoga. E spesso non li si capisce. \u00c8 cosi che si \u00e8 prevalentemente interpretata la profonda innovazione tecnica introdotta dal suo sistema naturale d\u2019equitazione, come una cesura: una vera e propria rottura con un passato da rifiutare in blocco. In questo modo si \u00e8 finito per perdere di vista il percorso storico-culturale che porta sino a Caprilli e soprattutto per dimenticare quello che, nel mondo equestre e in particolare in Italia, c\u2019era stato prima di lui. <\/span><\/p>\n<p><span class=\"s3\">Se appunto non ci si fa abbagliare dal mito, \u00e8 invece facile cogliere come il primato &#8211; in termini di prestigio oltre che di risultati sportivi &#8211; che l\u2019equitazione italiana ha riconquistato ai primi del Novecento, proprio grazie alle innovazioni introdotte da Caprilli, da un un punto di vista storico e culturale porta a compimento una parabola iniziata pi\u00f9 di quattro secoli prima. Quando noi parliamo del Rinascimento pensiamo sempre alle arti, all\u2019architettura, magari alla letteratura, forse alla musica. Non certo all\u2019equitazione. E invece dovremmo. Perch\u00e9 il Rinascimento \u00e8 stata essenzialmente una grande rivoluzione culturale che ha prodotto la trasformazione dell\u2019uomo medievale nel moderno gentiluomo di corte. E in questa trasformazione l\u2019equitazione ha giocato un ruolo essenziale. Se voi prendete <i>Il libro del corteggiano<\/i> di Baldassare Castiglione, che \u00e8 il pi\u00f9 esplicito manifesto di questa rivoluzione culturale e antropologica, sarete sorpresi di scoprire che \u00e8 tutto intessuto di riferimenti all\u2019equitazione e alla cultura cavalleresca. D\u2019altra parte, \u00e8 facilmente comprensibile, se si riflette sul ruolo fondamentale che il cavallo aveva in quell\u2019epoca e in quella societ\u00e0. Un ruolo che ancor pi\u00f9 che utilitaristico era simbolico, perch\u00e9 il cavallo rappresentava l\u2019emblema di una classe sociale, che era quella dominante: l\u2019aristocrazia. Solo i nobili infatti si potevano permettere di possedere e mantenere cavalli. Non ha caso il termine \u201ccavaliere\u201d era sinonimo di aristocratico.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"s3\">Proprio perch\u00e9 la cultura italiana ha avuto il ruolo di vero e proprio motore del Rinascimento, anche l\u2019equitazione, tra Quattro e Cinquecento, in Italia ha raggiunto un livello di estrema raffinatezza tecnica (per lo meno per gli standard dell\u2019epoca), tanto che quasi tutte le corti europee che potevano permetterselo avevano un cavallerizzo italiano e cavalli provenienti dai prestigiosi allevamenti nostrani, come quelli del Regno di Napoli, oppure dei marchesi e poi duchi di Mantova. Non sorprende quindi che proprio in Italia, alla met\u00e0 del Cinquecento, furono stampati i primi manuali, allora li si definiva trattati, d\u2019equitazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3514 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo-580x247.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo-580x247.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo-768x327.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo-558x238.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo-655x279.jpg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/2-Maneggio-di-mezzo-tempo.jpg 781w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il cavallo da guerra veniva addestrato a eseguire una carica rettilinea<br \/>\ne poi una rapida mezza volta, per tornare a caricare nella direzione opposta. <\/strong><br \/>\n<strong>Cesare Fiaschi, maneggio di mezzo tempo, 1556<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Da un punto di vista tecnico quell\u2019equitazione era molto diversa da quella di Caprilli, perch\u00e9 ubbidiva a esigenze completamente differenti e, aspetto da non sottovalutare, veniva praticata con cavalli morfologicamente diversi. Semplificando molto, per motivi di tempo, possiamo dire che nei trattati equestri vengono descritti due principali impieghi del cavallo: uno di tipo militare, l\u2019altro di tipo ludico, o spettacolare. Il primo consisteva nell\u2019addestrare il cavallo \u201call\u2019uso della guerra\u201d e in particolare a eseguire una carica in avanti per andare all\u2019incontro del nemico, fermarsi, voltare sulle anche e ripartire verso un nuovo scontro. <b>\u00a0<\/b>\u00c8 la cosiddetta <i>passade<\/i>, vale a dire una carica rettilinea, al termine della quale il cavallo doveva arrestarsi e voltare nel pi\u00f9 breve spazio possibile, in modo da eseguire immediatamente un\u2019altra carica.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3516 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-580x443.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-580x443.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-768x586.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-1024x782.jpg 1024w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-806x615.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-558x426.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21-655x500.jpg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/3-Newcastle-Passade-tav.-21.jpg 1048w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>William Cavendish, Duke of Newcastle, Passade, 1657<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Come abbiamo detto prima, il cavallo aveva per\u00f2 anche un essenziale valore simbolico. Non c\u2019era praticamente cerimonia pubblica laica che non prevedesse l\u2019esibizione di cavalli quale simbolo di potere. Per questo vennero elaborati una serie di esercizi di abilit\u00e0 che dovevano dimostrare la forza dell\u2019animale, esaltando cos\u00ec al contempo le qualit\u00e0 del cavaliere che ne dominava l\u2019impeto.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3520 size-large aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-1024x294.jpg\" alt=\"\" width=\"945\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-1024x294.jpg 1024w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-580x167.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-768x221.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-1116x321.jpg 1116w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-806x232.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-558x160.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole-655x188.jpg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/5-Quattro-scuole.jpg 1274w\" sizes=\"auto, (max-width: 945px) 100vw, 945px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I salti di scuola vengono tuttora eseguiti nelle Scuole che tengono viva la tradizione accademica<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Questi esercizi erano i cosiddetti salti di scuola, come la capriola, la corvetta, ecc. dei quali \u00e8 rimasta memoria nelle cosiddette arie rilevate, o alte, praticate ancora oggi nelle accademie di equitazione, come la Scuola Spagnola di Vienna, o il Cadre Noir, francese. Tuttora molti sostengono che questi esercizi avessero una finalit\u00e0 militare e venissero impiegati in battaglia, ma basta osservare la complessa preparazione che precede la loro esecuzione per comprendere che non era cos\u00ec. D\u2019altra parte, gli autori rinascimentali li descrivono appunto come prove d\u2019abilit\u00e0 da eseguire quando si presenta un cavallo davanti a un principe (Grisone) e sconsigliano di insegnarli a cavalli destinati alla guerra (Fiaschi), per evitare che li eseguano nel corso di una mischia.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3522 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-444x500.jpg\" alt=\"\" width=\"444\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-444x500.jpg 444w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-768x866.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-908x1024.jpg 908w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-1612x1817.jpg 1612w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-1116x1258.jpg 1116w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-806x908.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-558x629.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/6-Pisanello-Visione-di-SantEustachio-dettaglio-1436-38-National-Gallery-655x738.jpg 655w\" sizes=\"auto, (max-width: 444px) 100vw, 444px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Nell&#8217;equitazione &#8220;a la brida&#8221; il cavaliere era ben inforcato<br \/>\nin sella e portava le gambe distese e i piedi in avanti<br \/>\nPisanello, Visione di Sant&#8217;Eustachio (dettaglio), 1436-38<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Anche l\u2019assetto dei cavalieri era diverso da quello moderno. Semplificando drasticamente per ragioni di tempo, possiamo distinguere due modi principali. <b>\u00a0<\/b>Il primo, detto \u201c<i>a la brida<\/i>\u201d, derivava dall\u2019uso della cavalleria pesante medievale, ed era caratterizzato dalla staffatura lunga. Il cavaliere era ben inforcato in sella e portava i piedi in avanti Molti storici dell&#8217;equitazione considerano questo modo di montare a cavallo tipico del Nord Europa, anche se in realt\u00e0 il suo uso \u00e8 ampiamente documentato anche nei paesi meridionali, come l\u2019Italia.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/8-Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3524 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/8-Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta-357x500.jpeg\" alt=\"\" width=\"357\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/8-Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta-357x500.jpeg 357w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/8-Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta-558x781.jpeg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/8-Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta.jpeg 568w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Nell&#8217;equitazione &#8220;alla ginetta&#8221;, il cavaliere era staffato corto<br \/>\ne portava le gambe piegate<\/strong><br \/>\n<strong>Pirro Antonio Ferraro, cavallo frenato, 1602<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Nell\u2019altro modo invece le staffe venivano portate pi\u00f9 corte e, conseguentemente, il cavaliere teneva le gambe piegate. Questo consentiva un contatto pi\u00f9 immediato e preciso degli \u201caiuti inferiori\u201d con i fianchi del cavallo. Era il cosiddetto modo \u201c<i>alla ginetta<\/i>\u201d. Si trattava di una tecnica tipica della penisola iberica, di chiara derivazione nord africana. Questo modo di cavalcare si diffuse rapidamente nei domini dell&#8217;impero spagnolo e in particolare nell&#8217;Italia meridionale. Oggi se ne conserva una traccia ancora molto fedele nella <i>doma vaquera<\/i> spagnola.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"s3\">Cos\u00ec come ai primi del Novecento cavalieri di tutto il mondo venivano a Pinerolo e a Tor di Quinto per imparare il sistema naturale di Caprilli, anche nel Cinquecento molti giovani aristocratici stranieri affrontavano un viaggio, che all\u2019epoca era anche piuttosto difficoltoso, per venire a imparare dai maestri d\u2019equitazione italiani. Il pi\u00f9 famoso di questi \u00e8 ovviamente Giovan Battista Pignatelli, il cui nome \u00e8 stato tramandato e reso internazionalmente famoso da due dei suoi allievi pi\u00f9 illustri: Salomon de La Broue , che tornato in Francia per primo pubblic\u00f2 un trattato d\u2019equitazione nel suo paese, e Antoine de Pluvinel che fu maestro d\u2019equitazione del re di Francia Luigi XIII e a sua volta scrisse un libro nel quale tribut\u00f2 un omaggio sentito alla sapienza del suo mentore italiano.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3526 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-580x449.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"449\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-580x449.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-768x595.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-1024x793.jpg 1024w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-1116x865.jpg 1116w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-806x625.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-558x432.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1-655x508.jpg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/10-Pluvinel-1.jpg 1146w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La pubblicazione dei trattati dei due allievi francesi di Pignatelli,<br \/>\nLa Broue e Pluvinel, segna l&#8217;ideale passaggio di consegne<br \/>\ntra la cultura equestre italiana e quella francese<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">La pubblicazione di questi due libri da parte di autori francesi segna una sorta di ideale passaggio di consegne, tra l\u2019equitazione italiana e quella d\u2019oltralpe. Per ragioni storiche, politiche, persino demografiche, nel XVII e XVIII secolo la cultura italiana perse il ruolo trainante che aveva avuto tra Quattro e Cinquecento. Lo stesso accadde in campo equestre. Le innovazioni tecniche pi\u00f9 significative, in quegli anni sono testimoniate dalle opere di autori come appunto Pluvinel, o il duca di Newcastle, che raccoglievano l\u2019eredit\u00e0 culturale della tradizione equestre italiana del rinascimento e provavano a proiettarlo nel futuro. \u00c8 una storia complessa e affascinante, che non posso ripercorrere approfonditamente qui. Mi limito a ricordare che nel 1733 Fran\u00e7ois Robichon de La Gu\u00e9rini\u00e8re (1688-1751) pubblica la sua <i>Ecole de cavalerie<\/i>,<b>\u00a0<\/b>un libro in cui riassume in una sintesi chiarissima la tradizione equestre dei secoli precedenti, trascendendola per\u00f2 in un innovativo programma di ginnastica razionale del cavallo, che \u00e8 alla base del moderno dressage.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/12-Epaule-en-dedans.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3528 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/12-Epaule-en-dedans-286x500.jpg\" alt=\"\" width=\"286\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/12-Epaule-en-dedans-286x500.jpg 286w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/12-Epaule-en-dedans.jpg 421w\" sizes=\"auto, (max-width: 286px) 100vw, 286px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>L&#8217;Ecole de cavalerie<\/em> di La Gu\u00e9rini\u00e8re riassume in una sintesi chiarissima<br \/>\nla tradizione equestre dei secoli precedenti, trascendendola<br \/>\nper\u00f2 in un innovativo programma di ginnastica razionale del cavallo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Tra Sette e Ottocento accade qualcosa nella cultura europea che avr\u00e0 significativi riflessi anche in campo equestre. \u00c8 a partire dal XVIII secolo che in Europa si diffonde un crescente interesse per l\u2019Inghilterra, le sue istituzioni, la sua moda e i suoi usi. In un continente ancora dominato dall\u2019assolutismo, la monarchia costituzionale britannica e il crescente benessere economico facevano del Regno Unito un faro di modernit\u00e0. Dall\u2019abbigliamento al cibo, dal gioco allo sport l\u2019Inghilterra divenne un modello da imitare.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3530 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-580x457.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"457\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-580x457.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-768x605.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-1024x807.jpg 1024w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-1116x879.jpg 1116w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-806x635.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-558x440.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra-655x516.jpg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/13-James-Seymour-Mr-Russell-on-his-Bay-Hunter-c-1740-Tate-Modern-Londra.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>A partire dal XVIII secolo, anche in campo equestre,<br \/>\nin Europa si comincia a guardare all&#8217;Inghilterra come un modello da imitare.<br \/>\n<\/strong><strong>James Seymour, Mr Russell on his Bay Hunter, c.1740, Tate Modern Gallery<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Anche l\u2019equitazione venne investita da questa moda e anzi proprio l\u2019ambito equestre rappresent\u00f2 il terreno d\u2019elezione per la diffusione del gusto \u201call\u2019inglese\u201d. In Inghilterra si erano sviluppate pratiche differenti, che progressivamente cominciarono a diffondersi nel vecchio continente. In particolare, in Inghilterra, gi\u00e0 a partire dal XVII secolo, si era affermata la passione per le corse di velocit\u00e0 e per la caccia. Per queste esigenze, gi\u00e0 nel tardo Cinquecento, era cominciata la lenta selezione di una nuova razza di cavalli: agili, nevrili, veloci. Il purosangue inglese era meno adatto alla studiata lentezza degli esercizi accademici, ma perfetto per competere col vento sui prati di Newmarket, oppure per affrontare gli ostacoli naturali di cui erano disseminate le tenute inglesi, inseguendo una volpe, o un cervo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3532 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-580x405.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"405\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-580x405.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-768x536.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-1024x715.jpg 1024w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-468x328.jpg 468w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-845x592.jpg 845w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-1612x1126.jpg 1612w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-1116x779.jpg 1116w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-806x563.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-558x390.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/14-James-Seymour-Jumping-the-Gate-Denver-Museum-Berger-Collection-655x457.jpg 655w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Le differenti caratteristiche morfologiche dei cavalli inglesi<br \/>\nstimolarono l&#8217;evoluzione della tecnica equestre<\/strong><br \/>\n<strong>James Seymour, Jumping the Gate, Denver Museum<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Le differenti caratteristiche morfologiche dei cavalli inglesi e soprattutto il loro impiego nelle corse e nelle cacce in campagna stimolarono in Inghilterra anche l\u2019evoluzione di un modo differente di cavalcare rispetto all\u2019equitazione accademica, allora ancora prevalente nel resto d\u2019Europa. L\u2019innovazione pi\u00f9 vistosa fu l\u2019introduzione del trotto sollevato, detto appunto all\u2019inglese, che si accompagnava a un assetto con staffatura pi\u00f9 corta e a una posizione del busto leggermente inclinata in avanti. Questa tecnica si avvaleva anche di strumenti necessariamente diversi, a cominciare dalla sella rasa, con pomo e paletta poco rilevati, e dal filetto che, in molti casi veniva associato a un morso, con guardie pi\u00f9 corte di quelle tradizionali, comandato da una seconda redine. Il diffondersi anche nell\u2019Europa continentale di questo nuovo modo di cavalcare \u201call\u2019inglese\u201d suscit\u00f2 un vivace dibattito. Tra diciottesimo e diciannovesimo secolo, i praticanti e gli appassionati si divisero tra entusiasti e assolutamente contrari (troviamo un\u2019interessante testimonianza di questa controversia in un capitolo del libro di Federico Mazzucchelli <i>Scuola equestre, <\/i>1805 ). Alla fine per\u00f2 la moda all\u2019inglese fin\u00ec per affermarsi, cos\u00ec come la diffusione del cavallo purosangue. Cambiamenti questi che rappresentano le premesse delle successive intuizioni di Federico Caprilli.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3534 size-medium aligncenter\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-580x407.jpg\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"407\" srcset=\"https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-580x407.jpg 580w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-768x539.jpg 768w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-468x328.jpg 468w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-845x592.jpg 845w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-806x566.jpg 806w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-558x392.jpg 558w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm-655x460.jpg 655w, https:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/15-Filippo-Palizzi-Caccia-nella-campagna-napoletana-1847-private-collection-oil-on-canvas-94-x-133-cm.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La diffusione della moda inglese \u00e8 evidente in questo quadro:<br \/>\ni cavalieri sono vestiti esattamente, come era vestito il protagonista<br \/>\ndel quadro di Seymour un secolo prima<\/strong><br \/>\n<strong>Filippo Palizzi, Caccia nella campagna napoletana, 1847<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"s3\">Permettetemi infine di concludere questa mia furiosa galoppata attraverso i secoli, citando Pasquale Caracciolo, che nella seconda met\u00e0 del Cinquecento, nel suo monumentale libro <i>La gloria del cavallo<\/i> scriveva: \u201cIl cavaliere che non cerca d\u2019imitare i suoi passati non devria vantarsi d\u2019essere disceso da quelli; perch\u00e9 quanto pi\u00f9 grande \u00e8 stata la fama de\u2019 padri, tanto pi\u00f9 \u00e8 biasimevole la negligenza de\u2019 figli.\u201d (<\/span><span class=\"s2\">Pasquale Caracciolo, <i>La Gloria del cavallo, Venezia, Gabriel Giolito de\u2019 Ferrari, <\/i>1566, p. 44)<\/span><span class=\"s3\">. Insomma: \u00e8 fondamentale tener viva la consapevolezza dell\u2019importanza della tradizione equestre che abbiamo alle spalle, ma la memoria non basta. Tutti &#8211; studiosi, praticanti, dirigenti &#8211; dobbiamo impegnarci per essere all\u2019altezza di questo passato cos\u00ec importante, per guardare al futuro, con speranza e fiducia.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Giovanni Battista Tomassini Il testo dell\u2019intervento tenuto al convegno Federigo Caprili: sempre attuale? organizzato dal Centro Studi della Federazione Italiana Sport Equestri, presso la Biblioteca Militare Centrale a Roma. 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