{"id":2751,"date":"2018-01-06T07:17:33","date_gmt":"2018-01-06T07:17:33","guid":{"rendered":"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/?p=2751"},"modified":"2021-09-27T14:24:44","modified_gmt":"2021-09-27T14:24:44","slug":"cavalli-che-parevan-fiamma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/cavalli-che-parevan-fiamma\/","title":{"rendered":"Cavalli che parevan fiamma!"},"content":{"rendered":"<figure style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2754\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani-580x387.jpg\" alt=\"Monumento equestre ad Alessandro Farnese, di Francesco Mochi, in Piazza dei Cavalli a Piacenza (1612)\" width=\"580\" height=\"387\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani-580x387.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani-768x512.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani-450x300.jpg 450w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani-600x400.jpg 600w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/6-Alessandro-Farnese-foto-pagani.jpg 1382w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Francesco Mochi, Monumento equestre ad Alessandro Farnese <br \/>Piazza dei Cavalli, Piacenza (1612)<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><i>di <\/i><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/gli-autori\/\"><span class=\"s2\"><i>Giovanni Battista Tomassini<\/i><\/span><\/a><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong><span class=\"s1\"><i>Nel 1565, a Lisbona si tenne una grande festa equestre per celebrare le nozze di Alessandro Farnese con Maria del Portogallo. Una cronaca dell\u2019epoca testimonia le straordinarie qualit\u00e0 dei cavalli e dei cavalieri lusitani, che impressionarono profondamente i dignitari italiani presenti nella capitale portoghese<\/i><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Sino al catastrofico terremoto e al conseguente tsunami che nel 1755 distrussero la citt\u00e0 di Lisbona, nel luogo dove ora si apre la grande Pra\u00e7a do Com\u00e9r\u00e7io &#8211; uno dei luoghi pi\u00f9 noti e caratteristici della capitale portoghese &#8211; sorgeva il <i>Pa\u00e7o da Ribeira<\/i>, il palazzo reale. Tanto che, sebbene non rimanga nulla dell\u2019edificio distrutto dal sisma, tuttora la piazza \u00e8 nota familiarmente anche come <i>Terriero do Pa\u00e7o<\/i>, la piazza del palazzo. L\u2019edificio era stato costruito intorno al 1500 e si stagliava perpendicolarmente al fiume. Si affacciava su una grande piazza, simile per dimensioni all\u2019attuale, dove si tenevano i grandi eventi pubblici della citt\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Il 28 maggio del 1565 quell\u2019ampia spianata doveva offrire allo sguardo degli spettatori uno spettacolo magnifico. Per giorni, falegnami, tappezzieri e decoratori avevano lavorato senza sosta ad allestire i palchi lungo il lato della piazza aperto sul fiume Tago, che in quel punto \u00e8 tanto largo da apparire gi\u00e0 oceano. I carpentieri avevano costruito ampie e solide gradinate di legno, in parte coperte da baldacchini, che erano poi state tappezzate di stoffe pregiate e decorate con pitture allegoriche. Anche la facciata del palazzo era stata addobbata con sfarzo. Da ogni finestra pendeva un drappo dal colore squillante e i davanzali erano decorati da cuscini e nastri. Due settimane prima, nella cappella reale, l\u2019ambasciatore spagnolo Alonso de Tovar aveva sposato Maria d\u2019Aviz, nipote del re Manuel I, in nome e per conto di Alessandro Farnese, figlio del duca di Parma e Piacenza, Ottavio, e di Margherita d\u2019Austria, sorellastra del re di Spagna, Filippo II, e governatrice dei Paesi Bassi. Dopo i festeggiamenti della prima ora a corte, adesso era venuto il momento della celebrazione pubblica di quelle nozze, che univano la principessa portoghese al rampollo di una delle prime famiglie d\u2019Italia, legata dalla parentela, ma anche da una relazione fatta di paura e di sospetti, alla potentissima corona spagnola. E come in ogni festa pubblica, che celebrasse il potere dell\u2019aristocrazia in quegli anni, i cavalli ebbero un ruolo da protagonisti in quella giornata memorabile. <\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/2-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2755\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/2-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-580x254.jpeg\" alt=\"Lisbona com\u2019era nel Cinquecento Georg Braun e Franz Hogenber, Civitates orbis terrarum (1572-1612) \" width=\"580\" height=\"254\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/2-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-580x254.jpeg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/2-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-768x336.jpeg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/2-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-1024x448.jpeg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/2-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-500x219.jpeg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Lisbona com\u2019era nel Cinquecento<br \/>Georg Braun e Franz Hogenber, Civitates orbis terrarum (1572-1612)<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Conosciamo quegli avvenimenti grazie a Francesco De Marchi, singolare figura d\u2019erudito e avventuriero, al servizio per oltre quarant\u2019anni di Margherita d\u2019Austria. Pur non avendo fatto parte della delegazione che si era recata in Portogallo per accompagnare la principessa a Bruxelles, dove l\u2019attendeva il suo giovane sposo, all\u2019indomani dei festeggiamenti per le nozze (svoltesi per procura in Portogallo e, mesi dopo, di persona, nella capitale belga), De Marchi compose una cronaca dettagliata intitolata <i>Narratione particolare delle gran feste e trionfi fatti in Portogallo e Fiandra nello sposalitio dell&#8217;illustrissimo sig. Alessandro Farnese e donna Maria del Portogallo<\/i>. La cronaca venne pubblicata a Bologna nel 1566. Il suo resoconto ci offre un quadro assai vivido dell\u2019abilit\u00e0 dei cavalieri portoghesi, del pregio straordinario dei loro cavalli e dello sfarzo e della raffinatezza dei finimenti con cui erano bardati.<\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2756\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-580x225.jpeg\" alt=\"Dettaglio del Palazzo Reale. di Lisbona. La piazza sulla quale si tenne la festa era quella sulla destra del palazzo\" width=\"580\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-580x225.jpeg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-768x298.jpeg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-1024x398.jpeg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572-500x194.jpeg 500w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/3-George-Braun-e-Franz-Hogenberg-Lisbona-Civitates-orbis-terrarum-1572.jpeg 1135w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dettaglio del Palazzo Reale di Lisbona.<br \/>La piazza sulla quale si tenne la festa era quella alla destra del palazzo<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Come era tipico nella tradizione iberica, la festa cominci\u00f2 con una grandiosa <i>toirada<\/i>, un combattimento con i tori. All\u2019inizio gli animali vennero affrontati da gentiluomini a cavallo, che si dimostrarono cavalieri valentissimi. A colpire De Marchi furono per\u00f2 soprattutto le stupefacenti qualit\u00e0 dei cavalli, riccamente bardati e tanto perfettamente addestrati in quel tipo di lotta da sembrare animati da un intendimento quasi umano. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\"><i>\u201cHor il principio della festa fu il combattimento di diciassette bravi tori, animali terribili, feroci, e il primo combattimento fu di uomini a cavallo, tutti Cavallieri e gentiluomini di conto, i quali combatterono sopra ginetti riccamente guarniti con una zagaglia per ciascuno in mano da du<\/i><\/span><span class=\"s3\"><i>e ferri e con tanta agilit\u00e0 e destrezza et attitudine gli ammazzavano che era una delle belle e degne cose che si potesse vedere, perch\u00e9 non ostante i cavallieri facessero molto bene, i cavalli anco erano cos\u00ec vivi e presti a schifare gli incontri de\u2019 tori, che parevano fiamma e mostravano di avere un certo non so che di sentimento humano\u201d (DE MARCHI, p. 3). <\/i><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_2758\" aria-describedby=\"caption-attachment-2758\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/1-Jan-Van-de-Straet-Venationes-Ferarum-1578.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2758 size-medium\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/1-Jan-Van-de-Straet-Venationes-Ferarum-1578-580x429.jpg\" alt=\"Jan Van de Straet, Venationes Ferarum (tauromachia) incisione di Phillips Galle, 1578 (o successivo) British Museum\" width=\"580\" height=\"429\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/1-Jan-Van-de-Straet-Venationes-Ferarum-1578-580x429.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/1-Jan-Van-de-Straet-Venationes-Ferarum-1578-405x300.jpg 405w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/1-Jan-Van-de-Straet-Venationes-Ferarum-1578.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2758\" class=\"wp-caption-text\">Jan Van de Straet, Venationes Ferarum (tauromachia)<br \/>incisione di Phillips Galle, 1578 (o successivo)<br \/>British Museum &#8211; Londra<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Eppure, nonostante la perizia dei cavalieri e la vivacit\u00e0 dei cavalli, due di loro furono feriti, anche se non gravemente. Ai combattimenti a cavallo fecero quindi seguito quelli a piedi, in cui i tori furono affrontati con spada e cappa. I giovani portoghesi si dimostrarono espertissimi anche in questo tipo di lotta: <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\">\u201c<i>perch\u00e9 venendo il toro alla volta loro gli buttano la cappa sopra alle corna e cos\u00ec, rimanendo quelle bestie accecate, le schifano facilmente e danno loro una gran coltellata, o su\u2019l capo, o su\u2019l naso, o su le gambe davanti, e perch\u00e9 le spade sono oltra modo taglienti si vede subito da circostanti il segno\u201d\u00a0<i>(DE MARCHI, p. 3).<\/i><\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Pur con tutta la loro abilit\u00e0, alcuni dei toreri furono per\u00f2 travolti e si salvarono solo perch\u00e9 i tori vennero immediatamente distratti dagli assistenti e i malcapitati furono tempestivamente soccorsi.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_2759\" aria-describedby=\"caption-attachment-2759\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2759 size-medium\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid-580x411.jpg\" alt=\"Francisco Goya, Carlos V affronta un toro nella piazza di Valladolid, durante le celebrazioni per la nascita di suo figlio Filippo II, 1814 - 1816 Museo del Prado\" width=\"580\" height=\"411\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid-580x411.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid-768x544.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid-1024x725.jpg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid-424x300.jpg 424w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/4-Francisco-Goy-Carlos-V-lancenado-un-toro-en-la-plaza-de-Valladolid.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2759\" class=\"wp-caption-text\">Francisco Goya, Carlo V affronta un toro nella piazza di Valladolid,<br \/>durante le celebrazioni per la nascita di suo figlio Filippo II (1814 &#8211; 1816)<br \/>Museo del Prado &#8211; Madrid<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Dopo la corrida, la festa prosegu\u00ec con il \u201cgioco delle canne\u201d e con una \u201cgiostra di caroselli\u201d. Si trattava di due cimenti cavallereschi allora molto diffusi. Da tempo ormai i vecchi e brutali tornei, retaggio della cultura cavalleresca medievale, erano stati quasi ovunque sostituiti da giochi equestri meno cruenti, che richiedevano un\u2019equitazione pi\u00f9 sofisticata, e permettevano di far brillare le qualit\u00e0 dei cavalieri senza esporli a rischi mortali. Questa tendenza s\u2019andava sempre pi\u00f9 affermando dopo che, nel 1559, il re di Francia Enrico II era morto a seguito di un incidente nella giostra che si disputava durante i festeggiamenti del matrimonio di sua figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna. Il gioco delle canne e quello dei caroselli erano molto popolari ed erano soprattutto diffusi nella penisola iberica e nei territori europei sotto il dominio spagnolo. In Portogallo, per esempio, questo tipo di giochi equestri continuarono a essere praticati sino a tutto il XVIII secolo, come dimostrano due splendide tavole, del monumentale trattato portoghese d\u2019equitazione di Carlos de Andrade, <i>Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavallaria<\/i>, del 1790. Spagnoli e portoghesi avevano probabilmente mutuato queste prove cavalleresche dai dominatori arabi, come testimoniava l\u2019abitudine di praticarle indossando abiti \u201calla moresca\u201d. <\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_2761\" aria-describedby=\"caption-attachment-2761\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/12-de-Andradea.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2761 size-medium\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/12-de-Andradea-580x377.jpg\" alt=\"Il Gioco delle canne e quello dei caroselli continuarono a essere praticati in Portogallo sino alla fine del XVIII secolo Carlos de Andrade, Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavalleria (1790)\" width=\"580\" height=\"377\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/12-de-Andradea-580x377.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/12-de-Andradea-768x499.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/12-de-Andradea-461x300.jpg 461w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/12-de-Andradea.jpg 829w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2761\" class=\"wp-caption-text\">Il Gioco delle canne e quello dei caroselli continuarono <br \/>a essere praticati in Portogallo sino alla fine del XVIII secolo<br \/>(Carlos de Andrade, Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavalleria, 1790)<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Nel gioco delle canne, le squadre si schieravano sui lati opposti del campo. Quindi un primo drappello di cavalieri galoppava sino a portarsi a distanza di tiro dagli avversari e scagliava contro di loro delle canne, come fossero giavellotti. Spesso, queste armi fittizie avevano la punta spalmata con una sostanza adesiva, perch\u00e9 restassero incollate alla corazza dell\u2019avversario. A quel punto gli assaliti partivano al contrattacco, inseguendo gli altri, che ripiegavano verso la schiera amica. Quando, a loro volta, erano arrivati nel campo avverso, gli inseguitori scagliavano i loro dardi. La giostra dei caroselli aveva una dinamica simile, solo che i cavalieri si inseguivano scagliandosi dei proiettili di argilla, che gli avversari dovevano evitare con rapidi cambiamenti di direzione dei loro cavalli, oppure proteggendo se stessi e i propri animali con piccoli scudi, generalmente di cuoio.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Come di regola, le prove cavalleresche furono anche quel giorno introdotte da una solenne parata, cui presero parte oltre un migliaio di persone e centinaia di splendidi cavalli, riccamente bardati:<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\">\u201c<i>Entrarono in piazza quattro compagnie di cavallieri sopra cavalli ginetti bellissimi a sedici per compagnia, che sommano in tutto cavallieri sessantaquattro. <\/i>[qui segue l\u2019elenco dei capi di ciascuna compagnia]<i> Gli altri quindici di ogni compagnia erano tutti gentilhuomini, vestiti di livrea gialla e negra di raso alla moresca; li fornimenti de\u2019 cavalli erano alla ginetta d\u2019argento e d\u2019oro con le staffe dorate e bianche tutte lavorate alla damaschina, con gli sproni all\u2019istessa foggia. I pettorali e le groppiere de\u2019 cavalli erano piene di anella d\u2019argento, con i colari di campanini d\u2019argento e d\u2019oro, con gran fiocchi di seta e d\u2019oro, con le testiere e i morsi tutti dorati, con selle coperte e lavorate d\u2019oro alla moresca, cosa tanto bella e rara che si poteva pi\u00f9 disidierare. Ciascun de\u2019 capi delle compagnie si faceva menare a<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>mano innanzi per pompa e grandezza sei grossi cavalli di Andalusia e di Granata, i quali oltra la grandezza e bellezza loro andavano ballando, che pareva davvero che non toccassero terra, con li giaizzi <\/i>[vale a dire con le bardature, dal portoghese \u201cjaez&#8221;]<i>, o fornimenti come si chiamano, cos\u00ec ricchi e belli che facevano stimare ogni cavallo un gran denaio; perch\u00e9 vi intraveniva oro e argento battuto e seta et or filato e ferro et argento lavorato alla damaschina con oro et argento commesso e i cuoi erano lavorati d\u2019oro e seta; et certo \u00e8 che questi cavalli erano cos\u00ec rari che niun pittore, per valente che fosse, gli potrebbe dipingere e ritrar di sua testa di quella belt\u00e0 e adornezza\u201d\u00a0<i>(DE MARCHI, pp. 3r-3v).<\/i><\/i><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_2760\" aria-describedby=\"caption-attachment-2760\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2760 size-medium\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623-580x321.jpg\" alt=\"Il gioco delle canne era diffuso in Spagna e Portogallo, ma anche nei domini spagnoli in Italia Juan de La Corte, Fiesta en la Plaza Mayor de Madrid, Museo Municipal, Madrid, (1623)\" width=\"580\" height=\"321\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623-580x321.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623-768x425.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623-1024x566.jpg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623-500x276.jpg 500w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10-Fiesta-en-la-Plaza-Mayor-de-Madrid-Museo-Municipal-Madrid-1623.jpg 1577w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2760\" class=\"wp-caption-text\">Il gioco delle canne era diffuso in Spagna e Portogallo,<br \/>ma anche nei domini spagnoli in Italia<br \/>( Juan de La Corte, Fiesta en la Plaza Mayor de Madrid, Museo Municipal, Madrid, 1623)<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Com\u2019era tradizione, i cavalieri erano vestiti in abiti alla moresca, con il capo coperto da turbanti ornati di pietre preziose, e portavano targhe, cio\u00e8 piccoli scudi, di cuoio. Ciascuno di loro era accompagnato da otto staffieri e otto paggi. Alla sfilata iniziale presero dunque parte mille e ventiquattro persone le quali, dopo aver percorso la piazza, si divisero in due schiere contrapposte. Quindi dai due fronti partirono dapprima due coppie di cavalieri, che <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\"><i>\u201csi davano la carica tirandosi le canne con tanta feracit\u00e0, che parevano dardi lanciati; ma per l\u2019essercitio continuo de\u2019 cavallieri, per l\u2019agilit\u00e0 e destrezza de\u2019 cavalli assuefatti al gioco, venendo il colpo si coprono in maniera leggiadramente s\u00e9 et il cavallo con la targa di cuoio, che senza lesion trapassando come strali lo schifano e dando volta al cavallo, come se fossero sentati in una seggiuola, ritornano in un attimo indietro\u201d\u00a0<i>(DE MARCHI, p. 3v)<\/i><\/i>. <\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/13-de-Andrade.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2762\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/13-de-Andrade-580x407.jpg\" alt=\"Gioco dei caroselli Carlos de Andrade, Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavallaria (1790)\" width=\"580\" height=\"407\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/13-de-Andrade-580x407.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/13-de-Andrade-768x539.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/13-de-Andrade-427x300.jpg 427w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/13-de-Andrade.jpg 792w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Gioco dei caroselli<br \/>(Carlos de Andrade, Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavallaria, 1790)<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Dopo le prime due coppie, l\u2019esercizio fu ripetuto prima da quattro cavalieri per parte, poi da sei, quindi da otto, dieci, sino a che non corsero tutti insieme gli uni incontro agli altri. Nel corso del gioco, cavalli e cavalieri si produssero in tali dimostrazioni di destrezza che l\u2019autore annota di considerare difficile che si potessero emulare altrove, sia per la difficolt\u00e0 di reperire cavalli cos\u00ec perfettamente addestrati, sia di trovare cavalieri cos\u00ec perfettamente esercitati:<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\"><i>\u201cnon credo che si possa cos\u00ec facilmente far per tutto per mancamento di cavalli e di fornimenti, senza che bisogna che gli huomini vi siano di gran tempo esercitati, altrimenti non haveria quella gratia e leggiadria che ha in quelle bande\u201d\u00a0<i>(DE MARCHI, p. 4r)<\/i><\/i>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Nel corso del combattimento simulato i cavalieri sfoggiavano la loro abilit\u00e0, con prove di autentico virtuosismo: <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\"><i>\u201cVi erano alcun che, tirando una canna per l\u2019aria innanzi velocissima come uno strale, l\u2019accompagnavano correndo a tutta briglia col cavallo, con tanta prestezza, che avanti che ella cadesse in terra la ripigliavano. Altri con la medesima velocit\u00e0 correndo levava una canna di terra piana con la mano. Altri v\u2019erano che la tiravano per l\u2019aria al cielo, che pareva una saetta che trapassasse le nuvole\u201d\u00a0<i>(DE MARCHI, p.4r).<\/i><\/i><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_2730\" aria-describedby=\"caption-attachment-2730\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2730 size-medium\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7-580x433.jpg\" alt=\"De Marchoi nota le spericolate esibizioni di abilit\u00e0 dei cavalieri lusitani (Galvao de Andrade, Arte\u00a0de\u00a0Cavalaria\u00a0de gineta e estardiota, 1678)\" width=\"580\" height=\"433\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7-580x433.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7-768x573.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7-1024x764.jpg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7-402x300.jpg 402w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Immagine-7.jpg 1745w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2730\" class=\"wp-caption-text\">De Marchi nota le spericolate esibizioni di abilit\u00e0 dei cavalieri lusitani<br \/>(Galvao de Andrade, Arte\u00a0de\u00a0Cavalaria\u00a0de gineta e estardiota, 1678)<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Il successivo gioco dei caroselli si svolse con modalit\u00e0 simili al precedente delle canne, solo che i cavalieri si scagliavano contro dei proiettili d\u2019argilla cruda, riempiti di carbone, della grandezza di una piccola arancia. Se i cavalieri venivano colpiti il proiettile andava in frantumi e il carbone di cui <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>era ripieno macchiava i loro vestiti. Accadeva per\u00f2 di rado, dice De Marchi, vista la maestria con la quale i partecipanti sapevano schivare i colpi. La giostra dei caroselli concluse i festeggiamenti che, con esagerazione tipicamente cortigiana, De Marchi giudica <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\" style=\"padding-left: 60px;\"><span class=\"s3\"><i>\u201cper gli addobbi, banchetti, balli, suoni, feracit\u00e0 de\u2019 tori, agilit\u00e0 de\u2019 cavalli e cavallieri e belt\u00e0 de\u2019 fornimenti e livree loro, per il bene combattere a piedi e a cavallo \u2026 le maggiori <\/i>[feste]<i> che gi\u00e0 centinaia d\u2019anni si sappiano essere state fatte in Portogallo\u201d\u00a0<i>(DE MARCHI, p. 4r)<\/i><\/i>.<\/span><\/p>\n<figure style=\"width: 377px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2763\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001-377x500.jpg\" alt=\"Recentemente, il duca Ottavio Farnese e Francesco De Marchi (alle sue spalle) sono stati identificati nelle due figure del Doppio ritratto maschile (1556), di Maso da San Friano, conservato nel Museo di Capodimonte, a Napoli \" width=\"377\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001-377x500.jpg 377w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001-768x1019.jpg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001-771x1024.jpg 771w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001-226x300.jpg 226w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/8-Doppio_ritratto_maschile_Maso_da_San_Friano_001.jpg 1274w\" sizes=\"auto, (max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Recentemente, il duca Ottavio Farnese e Francesco De Marchi (alle sue spalle) sono stati identificati nelle due figure del Doppio ritratto maschile (1556), di Maso da San Friano, conservato nel Museo di Capodimonte, a Napoli<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s3\">Prima di concludere il nostro articolo vale forse la pena spendere altre due parole su alcuni dei personaggi storici dei quali s\u2019\u00e8 fatta menzione. A cominciare da Margherita d\u2019Austria (1522-1586) che fu quella \u201cMadama\u201d da cui prende il nome l\u2019edificio che oggi \u00e8 sede del Senato della Repubblica Italiana e che \u00e8 appunto noto come Palazzo Madama. Margherita eredit\u00f2 il palazzo dal primo marito, il duca Alessandro de\u2019 Medici, che aveva sposato nel 1536, ma che venne ammazzato dal cugino Lorenzino, l\u2019anno successivo. A Roma, la \u201cMadama\u201d, come confidenzialmente la chiamavano i romani, si trasfer\u00ec nel 1538, per sposare, assai di controvoglia, Ottavio Farnese, nipote di papa Paolo III. Lei aveva diciassette anni, lui soltanto quindici. Ci volle un bel po\u2019 perch\u00e9 i due potessero consumare il matrimonio e questo suscit\u00f2 parecchie illazioni e dicerie. Dopo ben sette anni, il 27 agosto 1545, Margherita diede finalmente alla luce due gemelli, Carlo e Alessandro, che vennero battezzati solennemente nella basilica di Sant\u2019Eustachio, a pochi passi dal palazzo materno. Carlo mor\u00ec ancora infante, mentre Alessandro (1545-1592) crebbe e divenne uno dei pi\u00f9 importanti condottieri e politici del suo tempo. Fu educato in Italia sino all\u2019et\u00e0 di dieci anni, poi venne inviato alla corte del re di Spagna, Filippo II, che era il fratellastro di sua madre. Qui doveva proseguire la sua educazione, ma soprattutto garantire, in qualit\u00e0 di ostaggio, la fedelt\u00e0 alla Spagna del padre, Ottavio, che aveva la tendenza a cambiare alleanze con una notevole disinvoltura. Quando si tratt\u00f2 di maritarlo, Filippo II neg\u00f2 il permesso al suo matrimonio con una delle figlie del duca di Urbino, per evitare un legame troppo stretto tra due famiglie italiane che avrebbero potuto creargli problemi nella penisola, e gli rifil\u00f2 una principessa portoghese, considerando la parentela cos\u00ec acquisita assai meno pericolosa per gli interessi della corona spagnola. Infine l\u2019autore del resoconto, Francesco De Marchi (1504-1576). Non solo, bench\u00e9 autodidatta, fu un erudito, architetto militare ed esperto d\u2019artiglieria, ma anche cortigiano, maestro d\u2019equitazione e di ballo, avventuriero scampato ai pirati al largo di Ponza, naufrago alla foce del Tevere. Nel 1535, protetto da un rudimentale scafandro, si immerse nel lago di Nemi, vicino Roma, alla ricerca delle navi di Caligola, che erano effettivamente presenti nelle acque del lago e che furono recuperate solo nel 1929-30, per andare poi distrutte in un incendio nel 1944. La sua ultima impresa la comp\u00ec a sessantanove anni quando, nel 1573, scal\u00f2 tra i primi la vetta del Gran Sasso.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><em>(Questo \u00e8 il testo della conferenza che ho tenuto il 9 settembre 2017, in occasione del\u00a0Festival Italiano del Cavallo Puro Sangue Lusitano,\u00a0presso la Tenuta Malaspina a Ornago\u00a0-MB)<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_2774\" aria-describedby=\"caption-attachment-2774\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ritratti.001-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2774\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ritratti.001-1-580x390.jpeg\" alt=\"A sinistra: Ritratto di Alessandro Farnese, attribuito a Sofonisba Anguissola, circa 1560 (National Gallery of Ireland). A destra: Ritratto di Maria d\u2019Aviz, scuola di Anthonis Mor, seconda met\u00e0 del XVI secolo, Pinacoteca Stuard, Parma\" width=\"580\" height=\"390\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ritratti.001-1-580x390.jpeg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ritratti.001-1-768x517.jpeg 768w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ritratti.001-1-446x300.jpeg 446w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Ritratti.001-1.jpeg 935w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2774\" class=\"wp-caption-text\">A sinistra: Ritratto di Alessandro Farnese,<br \/>attribuito a Sofonisba Anguissola, circa 1560 (National Gallery of Ireland).<br \/>A destra: Ritratto di Maria d\u2019Aviz,<br \/>scuola di Anthonis Mor, seconda met\u00e0 del XVI secolo, Pinacoteca Stuard, Parma<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p2\"><strong>Bibliografia:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p2\">Francesco DE MARCHI,\u00a0<i>Narratione particolare delle gran feste e trionfi fatti in Portogallo e Fiandra nello sposalitio dell&#8217;illustrissimo sig. Alessandro Farnese e donna Maria del Portogallo<\/i>, Bologna, Appresso Alessandro Benacci, 1566.<\/p>\n<p class=\"p2\">Giuseppe BERTINI,\u00a0<em>Le nozze di Alessandro Farnese. Feste alle corti di Lisbona e di Bruxelles<\/em>, Milano, Skira, 1997.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2765\" aria-describedby=\"caption-attachment-2765\" style=\"width: 367px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/7-De-Marchi-Narratione-1566.jpeg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2765 size-medium\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/7-De-Marchi-Narratione-1566-367x500.jpeg\" alt=\"Frontespizio dell'opera di De Marchi\" width=\"367\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/7-De-Marchi-Narratione-1566-367x500.jpeg 367w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/7-De-Marchi-Narratione-1566-220x300.jpeg 220w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/7-De-Marchi-Narratione-1566.jpeg 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2765\" class=\"wp-caption-text\">Frontespizio dell&#8217;opera di De Marchi<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Battista Tomassini Nel 1565, a Lisbona si tenne una grande festa equestre per celebrare le nozze di Alessandro Farnese con Maria del Portogallo. 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