{"id":2415,"date":"2014-07-18T14:30:06","date_gmt":"2014-07-18T14:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/worksofchivalry.com\/le-razze-del-regno-un-manoscritto-inedito-di-federico-grisone-parte-2a\/"},"modified":"2016-05-26T09:44:47","modified_gmt":"2016-05-26T09:44:47","slug":"le-razze-del-regno-un-manoscritto-inedito-di-federico-grisone-parte-2a","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/le-razze-del-regno-un-manoscritto-inedito-di-federico-grisone-parte-2a\/","title":{"rendered":"Le razze del Regno. Un manoscritto inedito di Federico Grisone (Parte 2a)"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1390\" aria-describedby=\"caption-attachment-1390\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-Venafro-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1390   \" alt=\"Il baio Stella\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-Venafro-1-580x483.jpg\" width=\"580\" height=\"483\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-Venafro-1-580x483.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-Venafro-1-360x300.jpg 360w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-Venafro-1.jpg 780w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1390\" class=\"wp-caption-text\">Il baio Stella, ritratto in un affresco (XVI sec.) di Castello Pandone, a Venafro (Is).<br \/>Si trattava di un &#8220;ginetto&#8221;, cio\u00e8 di un cavallo di razza spagnola, piccolo e agile.<br \/>\u00a9 Ministero dei beni culturali &#8211; Soprintendenza del Molise<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"padding-left: 30px; text-align: center;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><i>____________________________________<\/i><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><i>Abbiamo visto nella <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/le-razze-del-regno-un-manoscritto-inedito-di-federico-grisone-parte-1a\/\" target=\"_blank\">prima parte di questo articolo<\/a><\/span> [per leggerla basta clickare il link precedente] che il Fondo Osuna della Biblioteca Nacional de Espa\u00f1a di Madrid conserva il manoscritto di un\u2019opera inedita di Federico Grisone, il celeberrimo autore degli <\/i>Ordini del Cavalcare (1550). <i>Intitolata<\/i> Razze del Regno<i>, l\u2019opera elenca quelli che a giudizio dell\u2019autore erano i migliori allevamenti del sud d\u2019Italia e offre alcuni consigli sulla scelta dei puledri, sulle caratteristiche ottimali delle scuderie e sull\u2019alimentazione dei cavalli. <\/i><\/span><\/strong><\/p>\n<p><em>di<\/em>\u00a0<em><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/gli-autori\/\" target=\"_blank\"><i>Giovanni Battista Tomassini<\/i><\/a><\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec come accade ancora oggi, rivolgersi ai migliori allevamenti e spendere magari anche molti soldi non dava garanzie assolute di acquistare un buon cavallo nemmeno durante il Rinascimento. Dopo aver elencato e mostrato i marchi dei pi\u00f9 rinomati allevamenti del Regno di Napoli nel Cinquecento,\u00a0 Grisone precisa infatti che, seppure da quelli si potranno \u00abhaver cavalli di s\u00ec gran valore, che supereranno tutti gli altri che nel mondo si trovano\u00bb (71r), bisogner\u00e0 comunque sapere scegliere i puledri, poich\u00e9 anche nelle razze pi\u00f9 perfette si ritrovano esemplari \u201cassai vili\u201d. Raccomanda quindi di accertarsi che non solo gli esemplari selezionati abbiano<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>il pelo e i segni et la disposizione, et le fattezze de i membri, della maniera che ne ho parlato nel primo libro degli ordini di cavalcare<\/i> (71v),<\/p>\n<p>ma anche di dare la preferenza a<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>quello che tra i polletri va con pi\u00f9 ardire, et animo, et leggerezza, a guisa di gatto, ch\u2019entrando et uscendo da mezzo di loro si fa strada, sforzandogli sempre con la sua dilantera<\/i>. (71v)<\/p>\n<p>Anche se poi avverte che questa regola non \u00e8 assoluta e che<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>alcun di quelli che ander\u00e0 pi\u00f9 lento et pigro potrebbe essere il migliore. La onde bisogna accorgimento grande. Informandovi della buona qualit\u00e0 del patre, et dell\u2019uno, et dell\u2019altro avo, et del fratello di sua matre, et havendo poi gli segni buoni, col manto perfetto et le fattioni ben fatte, bench\u00e9 non dimostrasse quella sollecitudine, si potrebbe, pure, liberamente pigliare perch\u00e9 molte fiate il polletro suole essere simile ad alcuni degli avoli, o veramente al fratello della giomenta sua matre.<\/i> (71v)<\/p>\n<figure id=\"attachment_1378\" aria-describedby=\"caption-attachment-1378\" style=\"width: 319px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/7-Pescolanciano-Rinaldo-Miroballo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1378   \" alt=\"Nel bel trattato del Duca di Pescolanciano, una galleria di ritratti dei pi\u00f9 celebri cavalieri napoletani tra il Sei e Settecento, ci offre un'idea della bellezza dei cavalli allevati nel Regno di Napoli. Giuseppe D'Alessandro, Opere di Giuseppe d\u2019Alessandro duca di Pescolanciano, Napoli, Antonio Muzio, 1723, p. 295\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/7-Pescolanciano-Rinaldo-Miroballo-319x500.jpg\" width=\"319\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/7-Pescolanciano-Rinaldo-Miroballo-319x500.jpg 319w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/7-Pescolanciano-Rinaldo-Miroballo-191x300.jpg 191w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/7-Pescolanciano-Rinaldo-Miroballo.jpg 572w\" sizes=\"auto, (max-width: 319px) 100vw, 319px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1378\" class=\"wp-caption-text\">Nel bel trattato del Duca di Pescolanciano, una galleria di ritratti dei pi\u00f9 celebri cavalieri napoletani tra il Sei e Settecento, offre un&#8217;idea dei cavalli allevati nel Regno di Napoli.<br \/>Opere di Giuseppe d\u2019Alessandro duca di Pescolanciano,<br \/>Napoli, Antonio Muzio, 1723<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019ascendenza \u00e8 considerata particolarmente importante. Bisogna quindi informarsi anche della docilit\u00e0 e della buona disposizione all\u2019addestramento del padre del puledro che si intende acquistare, poich\u00e9 anche se bellissimo e perfetto dal punto di vista fisico, uno stallone indisciplinato difficilmente produce puledri che faranno una buona riuscita. Consiglia inoltre di privilegiare animali allevati in paesi aspri e montuosi, dotati di buoni pascoli, ma lontani dalle fonti d\u2019acqua, in modo che per alimentarsi e abbeverarsi i cavalli debbano spostarsi e divengano cos\u00ec pi\u00f9 robusti e resistenti alla fatica. Nella valutazione del puledro bisogna inoltre accertarsi se ha buona vista e per far questo suggerisce di osservare come porta le orecchie mentre cammina. Se le muove spesso, voltandole una alla volta, \u00e8 quasi sempre segno di vista scarsa, ma in alcuni casi \u2013 avverte \u2013 questo atteggiamento \u00e8 solo dovuto all\u2019inesperienza e alla paura che l\u2019animale ha dell\u2019uomo e dell\u2019am\u00adbiente che lo circonda. Secondo Grisone, la scarsa vista \u00e8 prodotta da qualche difetto del seme da cui l\u2019animale \u00e8 stato generato, o dal fatto che si \u00e8 nutrito di qualche erba tossica quando era al pascolo. Oppure perch\u00e9 \u00e8 figlio di uno stallone troppo vecchio. L\u2019et\u00e0 della riproduzione va, secondo l\u2019autore, dai cinque anni sino ai dodici per gli stalloni e dai tre ai dodici per le giumente.<\/p>\n<p>Grisone evoca quindi lo splendore della cavalleria in epoca aragonese:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>Ben mi pare dichiararvi che in niuna et\u00e0 sia stata in maggior prezzo la cavallaria, cos\u00ec come f\u00f9 nel tempo del Re Alfonso di aragona et del Re Ferrante\u00a0 vecchio, et del giovene, che non solo per la cura che in essa tenevano, gli cavalli erano dotati di bella disposizione et mirabile attitudine, ma ornati di bel nome.<\/i> (73v)<\/p>\n<figure id=\"attachment_1395\" aria-describedby=\"caption-attachment-1395\" style=\"width: 348px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-Vittore-Carpaccio-Ritratto-di-cavaliere-1510.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1395   \" alt=\"Molti sostengono che nel suo Ritratto di cavaliere (1510), Vittore Carpaccio abbia raffigurato i tratti di Ferdinando II d'Aragona, re di Napoli dal 1495 al 1496.  Museo Thyssen-Bornemisza - Madrid\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-Vittore-Carpaccio-Ritratto-di-cavaliere-1510-348x500.jpg\" width=\"348\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-Vittore-Carpaccio-Ritratto-di-cavaliere-1510-348x500.jpg 348w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-Vittore-Carpaccio-Ritratto-di-cavaliere-1510-209x300.jpg 209w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-Vittore-Carpaccio-Ritratto-di-cavaliere-1510.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1395\" class=\"wp-caption-text\">Sebbene l\u2019ipotesi sia controversa, c\u2019\u00e8 chi ritiene che nel suo \u201cRitratto di cavaliere\u201d (1510), Vittore Carpaccio abbia raffigurato i tratti di Ferdinando II d\u2019Aragona,<br \/>re di Napoli dal 1495 al 1496.<br \/>Museo Thyssen-Bornemisza \u2013 Madrid<\/figcaption><\/figure>\n<p>E a proposito del nome, spiega che bench\u00e9 a ciascun puledro ne venisse assegnato uno alla nascita, quando cominciava a essere cavalcato di solito gli veniva cambiato, in base alla sua bellezza, al suo valore e alle sue virt\u00f9, in modo che si adattasse meglio alle sue effettive qualit\u00e0. Sembrandogli un\u2019abitudine condivisibile, Grisone\u00a0 elenca quindi 283 nomi di cavalli, in modo che li si possa attribuire agli animali che si posseggono e a quelli che debbono ancora nascere.\u00a0 Per quanto &#8211;\u00a0 dice &#8211; si potrebbero attribuire loro anche i cognomi dei padroni degli allevamenti, oppure, se questi ultimi sono nobili, il nome delle citt\u00e0 di cui sono titolari. I nomi elencati vanno dal classico Bucefalo agli altisonanti Monarca, Sangiorgio e Nobile, a nomi pi\u00f9 comuni come Gentile, Thesoro, Scacciapensiero, Portabene sino ai sinistri Scorpione e Furiainfernale.<\/p>\n<p>Grisone passa quindi a illustrare come deve essere la scuderia. Possibilmente n\u00e9 troppo calda d\u2019estate, n\u00e9 troppo fredda in inverno, ma soprattutto non umida e non esposta ai venti. All\u2019epoca i cavalli venivano tenuti in scuderie \u201calla posta\u201d: cio\u00e8 in stalli in cui il cavallo era legato alla mangiatoia, separati da tramezzi. Le poste potevano essere pavimentate con mattoni o tavolato, che per\u00f2 non dovevano arrivare all\u2019altezza delle zampe anteriori. Si riteneva infatti che queste dovessero riposare sul terreno nudo,<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>altrimente si diseccarebbeno le ungne, di esse, onde facilmente per tale cagione verrebbe al loro qualche spetie di setula o veramente di quarto<\/i>. (83r)<\/p>\n<figure id=\"attachment_1398\" aria-describedby=\"caption-attachment-1398\" style=\"width: 334px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-Pescolanciano-Gio-Battista-Caracciolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1398 \" alt=\"Giovan Battista Caracciolo Opere di Giuseppe d\u2019Alessandro duca di Pescolanciano, Napoli, Antonio Muzio, 1723, p. 295\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-Pescolanciano-Gio-Battista-Caracciolo-334x500.jpg\" width=\"334\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-Pescolanciano-Gio-Battista-Caracciolo-334x500.jpg 334w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-Pescolanciano-Gio-Battista-Caracciolo-200x300.jpg 200w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-Pescolanciano-Gio-Battista-Caracciolo.jpg 599w\" sizes=\"auto, (max-width: 334px) 100vw, 334px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1398\" class=\"wp-caption-text\">Giovan Battista Caracciolo<br \/>Opere di Giuseppe d\u2019Alessandro duca di Pescolanciano,<br \/>Napoli, Antonio Muzio, 1723<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019autore prescrive inoltre che la mangiatoia sia piuttosto bassa. Sia perch\u00e9 in questo modo il cavallo non corre il rischio di urtarla e ferirsi con il petto, sia perch\u00e9 \u00e8 tipico dei quadrupedi mangiare con il capo in basso. Tanto &#8211; aggiunge &#8211; che in alcuni casi, quando il cavallo ha le spalle indolenzite \u00e8 sufficiente lasciarlo pascolare alcuni giorni perch\u00e9 guarisca. I cavalli non solo erano tenuti legati alla mangiatoia, ma durante il giorno venivano impastoiati alle zampe posteriori e a un anteriore. Grisone raccomanda poi di vietare a tutti coloro che frequentano la scuderia di fare i propri bisogni all\u2019interno della stalla, poich\u00e9 l\u2019odore delle deiezioni umane sarebbe causa per i cavalli di dimagrimento e di gravi malattie.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>Et guardasi il Cavaliero consentire che nella cavallerizza, o privata stalla, vi sia il destro, che non \u00e8 cosa che mantenghi pi\u00f9 magri i cavalli et che gli consuma la vita, con infirmit\u00e0 grandi et mortali, come la puzza del secesso et sterco dell\u2019huomo.<\/i> (83r-83v)<\/p>\n<p>Secondo Grisone la scuderia deve essere illuminata anche di notte e deve avere garzoni di stalla abili e solleciti, ciascuno dei quali deve accudire non pi\u00f9 di quattro o cinque cavalli, visto che ogni animale deve essere strigliato per non meno di mezz\u2019ora al giorno. La pulizia delle scuderie deve cominciare all\u2019alba in estate e almeno un\u2019ora prima del sorgere del sole in inverno. Dopo il foraggio e l\u2019abbeverata ai cavalli si deve dare la biada. La razione di avena, oppure di orzo, veniva somministrata alla mattina e alla sera, ma l\u2019autore loda che in estate ne venga\u00a0 data anche una supplementare a mezzogiorno. Secondo Grisone, poi il foraggio deve essere distribuito almeno tre o quattro volte nell\u2019arco della giornata: paglia in estate e fieno in inverno. Anche se, a suo giudizio, dopo i cinque anni, la cosa migliore \u00e8 alimentare i cavalli sempre con la paglia:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>Che ben si dice ragionevolmente, Caval di orgio e paglia cavallo di battaglia<\/i>. (84r)<\/p>\n<figure id=\"attachment_1400\" aria-describedby=\"caption-attachment-1400\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/5-Newcastle-Cavallo-Napoletano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1400 \" alt=\"Corsiero napolitano William Cavendish of Newcastle, M\u00e9thode et invention nouvelle dans l'art de dresser les chevaux, 1658\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/5-Newcastle-Cavallo-Napoletano-580x440.jpg\" width=\"580\" height=\"440\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/5-Newcastle-Cavallo-Napoletano-580x440.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/5-Newcastle-Cavallo-Napoletano-394x300.jpg 394w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/5-Newcastle-Cavallo-Napoletano.jpg 695w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1400\" class=\"wp-caption-text\">Corsiero napolitano<br \/>William Cavendish of Newcastle, M\u00e9thode et invention nouvelle<br \/>dans l&#8217;art de dresser les chevaux, 1658<\/figcaption><\/figure>\n<p>La dieta dei cavalli adulti era prevalentemente a base di foraggi secchi. Mentre ai puledri fino a cinque anni, Grisone raccomanda di dare anche l\u2019erba, in particolare quella dei mesi di aprile e maggio. A giugno invece la dieta pu\u00f2 essere integrata dalla stoppia, accompagnata dalla biada ordinaria. Sconsiglia invece l\u2019erba di marzo e raccomanda di abituare progressivamente gli animali ai foraggi freschi e di salassarli quando cominciano il nuovo regime di dieta, quindi dopo una decina di giorni e, di nuovo, prima di passare alla stoppia. Nel caso di puledri giovani e magri, i salassi per\u00f2 possono ridursi a due soli. Per poi riabituarli al foraggio secco, durante l\u2019estate suggerisce di mescolare qualche mazzo di cicoria alla paglia, oppure malva, o tralci di vite, o gemme di salice. In dicembre, invece, consiglia di mescolare dei lupini alla paglia, o al fieno. Avendo per\u00f2 l\u2019accortezza dapprima di farli appassire per qualche giorno e di abituare gli animali progressivamente, per evitare il pericolo di coliche.<\/p>\n<p>Il testo si conclude piuttosto bruscamente con l\u2019impegno di approfondire successivamente la discussione dei criteri del corretto allevamento e della cura delle malattie:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><i>Hora tacendo non bisogna dirne pi\u00f9 oltre, reservandomi appresso con la volunt\u00e0 et aiuto dell\u2019eterno Iddio parlarne pi\u00f9 diffusamente et non solo di alcuni particolari che accadeno alle cose ragionate, ma dell\u2019ordine di mantinere le Razze. Et in ultimo di curare i cavalli delle loro infermit\u00e0, cosi come conviene usarsi da ogni cavaliero<\/i>. (87r)<\/p>\n<figure id=\"attachment_1405\" aria-describedby=\"caption-attachment-1405\" style=\"width: 364px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/6-Venafro-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1405\" alt=\"Il grigio Scorbone (affresco \u2013 XVI sec.). Si noti, sotto il finemento, il marchio sulla guancia, che solitamente  veniva impresso per distinguere le diverse  \u201cpartite\u201d dell\u2019allevamento. Castello Pandone, Venafro (Is) \u00a9 Ministero dei beni culturali \u2013 Soprintendenza del Molise\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/6-Venafro-2-364x500.jpg\" width=\"364\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/6-Venafro-2-364x500.jpg 364w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/6-Venafro-2-745x1024.jpg 745w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/6-Venafro-2-218x300.jpg 218w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/6-Venafro-2.jpg 1888w\" sizes=\"auto, (max-width: 364px) 100vw, 364px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1405\" class=\"wp-caption-text\">Il grigio Scorbone (affresco \u2013 XVI sec.). Si noti, sotto il finemento, il marchio sulla guancia, che solitamente<br \/>veniva impresso per distinguere le diverse<br \/>\u201cpartite\u201d dell\u2019allevamento.<br \/>Castello Pandone, Venafro (Is)<br \/>\u00a9 Ministero dei beni culturali \u2013 Soprintendenza del Molise<\/figcaption><\/figure>\n<p>La presenza di questo e di altri manoscritti di argomento equestre nel Fondo Osuna della Biblioteca Nacional de Espa\u00f1a di Madrid (dei quali ci occuperemo in prossimi articoli) dimostra che, contrariamente a quanto si \u00e8 ritenuto sinora, la pubblicazione a stampa, alla met\u00e0 del Cinquecento, dei primi trattati equestri non rappresent\u00f2 un\u2019innovazione radicale. Tra il XV e il XVI secolo la circolazione di testi dedicati all\u2019equitazione, cos\u00ec come alla cura e all\u2019allevamento del cavallo, non era sicuramente limitata alle opere pi\u00f9 note, che ci sono pervenute facilmente perch\u00e9 diffuse in un maggior numero di esemplari attraverso la stampa. \u00c8 evidente che diverse altre opere dedicate al cavallo e alla pratica dell\u2019equitazione circolavano in forma manoscritta e proprio questo limitava notevolmente la loro riproduzione e divulgazione. Molte di queste sono probabilmente andate perdute, molte, come le <i>Razze del Regno<\/i> di Federico Grisone debbono essere riscoperte e meritano l\u2019attenzione degli studiosi e dei semplici appassionati, perch\u00e9 arricchiscono la nostra conoscenza della tradizione equestre.<\/p>\n<h2>Bibliografia<\/h2>\n<p>DE CAVI, Sabina, <i>Emblematica cittadina: il cavallo e i Seggi di Napoli in epoca spagnuola (XVI-XVII sec.)<\/i>, in AA. VV.<i> Dal cavallo alle scuderie. Visioni iconografiche e rilevamenti architettonici<\/i>, atti del convegno internazionale (Frascati, 12 aprile 2013), a cura di M. Fratarcangeli, Roma, Campisano Editore.<\/p>\n<p>HUTT, Frederick Henry, <i>Works on horses and equitation. A bibliographical record of hippology<\/i>, London, Bernard Quaritch, 1887.<\/p>\n<p align=\"left\">MENNESSIER DE LA LANCE, Gabriel-Ren\u00e9, <i>Essai de Bibliographie Hippique donnant la description d\u00e9taill\u00e9e des ouvrages publi\u00e9s ou traduits en latin et en fran\u00e7ais sur le Cheval et la Cavalerie avec de nombreuses biographies d\u2019auteurs hippiques<\/i>, Paris, Lucien Dorbon, 1915-21.<\/p>\n<p>PODHAJASKY, Alois, <i>The complete training of Horse and Rider. In the principles of classical Horsemanship<\/i>, Chatsworth, Wilshire books Company, 1967.<\/p>\n<p>TOBAR, Mar\u00eda Luisa, <i>Fondo Osuna en la Biblioteca nacional de Madrid<\/i>, in AA.VV., <i>Cultura della guerra e arti della pace: il 3\u00b0 Duca di Osuna in Sicilia e a Napoli, (1611-1620)<\/i>, diretto da Encarnacion Sanchez Garcia; a cura di Encarnacion Sanchez Garcia e Caterina Ruta, Napoli,\u00a0 Pironti, 2012, pp. 97-122.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>____________________________________ Abbiamo visto nella prima parte di questo articolo [per leggerla basta clickare il link precedente] che il Fondo Osuna della Biblioteca Nacional de Espa\u00f1a di Madrid conserva il manoscritto di un\u2019opera inedita di Federico Grisone, il celeberrimo autore degli Ordini del Cavalcare (1550). 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