{"id":2403,"date":"2014-02-12T18:11:27","date_gmt":"2014-02-12T18:11:27","guid":{"rendered":"http:\/\/worksofchivalry.com\/a-la-brida-e-a-la-gineta-diverse-tecniche-equestri-nel-tardo-medioevo-e-nel-rinascimento\/"},"modified":"2014-02-12T18:11:27","modified_gmt":"2014-02-12T18:11:27","slug":"a-la-brida-e-a-la-gineta-diverse-tecniche-equestri-nel-tardo-medioevo-e-nel-rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/a-la-brida-e-a-la-gineta-diverse-tecniche-equestri-nel-tardo-medioevo-e-nel-rinascimento\/","title":{"rendered":"\u201cA la brida\u201d e \u201ca la gineta\u201d. Diverse tecniche equestri nel tardo Medioevo e nel Rinascimento"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1060\" aria-describedby=\"caption-attachment-1060\" style=\"width: 357px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1060 \" title=\"Ferraro - A la ginetta rider\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta-357x500.jpeg\" width=\"357\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta-357x500.jpeg 357w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta-214x300.jpeg 214w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-cavaliere-a-la-ginetta.jpeg 568w\" sizes=\"auto, (max-width: 357px) 100vw, 357px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1060\" class=\"wp-caption-text\">Cavaliere che monta &#8220;a la gineta&#8221;<br \/>(in Pirro Antonio Ferraro, Cavallo frenato, Napoli, 1602)<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>di<\/em>\u00a0<a href=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/it\/gli-autori\/\" target=\"_blank\">Giovanni Battista Tomassini<\/a><em><\/em><\/p>\n<p>Definendo, nel suo\u00a0<em>Libro del Cortegiano<\/em>\u00a0(1528), i tratti ideali del gentiluomo rinascimentale, Baldassarre Castiglione scriveva: \u00abvoglio che \u2018l nostro cortegiano sia perfetto cavalier d\u2019ogni sella\u00bb (Libro 1, 21). Che l\u2019uomo di corte dovesse essere innanzitutto capace di montare a cavallo alla perfezione appare in effetti scontato. La pratica degli esercizi cavallereschi rappresent\u00f2, sin dal Medioevo e per molti secoli, uno dei tratti caratterizzanti dell\u2019identit\u00e0 dell\u2019aristocrazia. Tanto che il termine \u201ccavaliere\u201d fin\u00ec per identificarsi con quello di \u201cnobile\u201d, come un sinonimo. Quello che invece colpisce \u00e8 il riferimento a diversi tipi di sella. Un accenno che l\u2019autore non si prese la briga di spiegare, considerandolo evidentemente chiaro per i lettori suoi contemporanei, ma che oggi appare assai meno immediato e che ci offre lo spunto per una rapida panoramica delle principali tecniche equestri diffuse all\u2019epoca.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1061\" aria-describedby=\"caption-attachment-1061\" style=\"width: 281px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1061 \" title=\"Raffaello - Portrait of  Baldassare Castiglione\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Baldassarre-Castiglione-Raffaello-401x500.jpg\" width=\"281\" height=\"350\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Baldassarre-Castiglione-Raffaello-401x500.jpg 401w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Baldassarre-Castiglione-Raffaello-241x300.jpg 241w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Baldassarre-Castiglione-Raffaello.jpg 823w\" sizes=\"auto, (max-width: 281px) 100vw, 281px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1061\" class=\"wp-caption-text\">Baldassare Castiglione ritratto da Raffaello (1514-15)<br \/>Museo del Louvre &#8211; Parigi<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00c8 evidente che se si fosse trattato solo di una mera questione di finimenti la specificazione di Castiglione sarebbe stata superflua. In realt\u00e0, come avremo modo di vedere pi\u00f9 in dettaglio, l\u2019autore del <em>Libro del Cortegiano<\/em> si riferisce a modi diversi di montare a cavallo che caratterizzavano l\u2019equitazione rinascimentale e gi\u00e0 quella tardo-medievale. Ce ne offre una chiara testimonianza quello che \u00e8, a tutt\u2019oggi, possiamo considerare il primo trattato d\u2019equitazione d\u2019epoca post-antica: il <em>Livro da ensinan\u00e7a de bem cavalgar toda sela. <\/em>Si<em> <\/em>tratta dell\u2019opera che Edoardo (Duarte) re del Portogallo (1391-1438), scrisse intorno al 1434 e che \u00e8 pervenuta sino a noi in forma manoscritta (la prima pubblicazione, a Parigi, risale al 1842). Il titolo pu\u00f2 essere tradotto in <em>Libro dell\u2019arte di cavalcare con qualsiasi tipo di sella<\/em>. Ritroviamo quindi la specificazione che abbiamo gi\u00e0 osservato in Castiglione, ma in questo caso l\u2019autore ci offre molti pi\u00f9 dettagli.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1063\" aria-describedby=\"caption-attachment-1063\" style=\"width: 329px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1063 \" title=\"De La Noue - La posture du Cavalier\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-La-Noue-La-posture-du-Chevalier-329x500.jpg\" width=\"329\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-La-Noue-La-posture-du-Chevalier-329x500.jpg 329w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-La-Noue-La-posture-du-Chevalier-197x300.jpg 197w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-La-Noue-La-posture-du-Chevalier.jpg 569w\" sizes=\"auto, (max-width: 329px) 100vw, 329px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1063\" class=\"wp-caption-text\">Nell&#8217;equitazione &#8220;a la brida&#8221; il cavaliere montava con le gambe quasi distese e i piedi portati in avanti<br \/>(in Pierre de la Noue, La Cavalerie Fran\u00e7aise et Italienne, Paris, 1620)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nel suo libro Dom Duarte distingue addirittura cinque maniere diverse di montare a cavallo (III, 1): 1) quella con le sella di Brabante, 2) quella in cui non si prende appoggio sulle staffe; 3) quella in cui invece si sta saldi e in piedi sulle staffe; 4) quella in cui si monta con le staffe corte; 5) infine la monta a pelo, o con una bardella priva di staffe. La distinzione in base al tipo di sella e al tipo di staffatura fa chiaramente riferimento a diversi tipi di assetto del cavaliere e quindi a tecniche differenti. Dom Duarte sostiene che l\u2019abitudine di calzare poco le staffe e di cavalcare senza quasi appoggiarvisi fosse diffusa in Inghilterra e in alcune regioni italiane, mentre la tradizione di montare senza staffe e senza l\u2019uso degli speroni fosse tipica tipica dell\u2019Irlanda. Secondo Carlos Henriques Pereira, che al libro di Dom Duarte ha dedicato uno studio approfondito, la prima e la terza maniera coinciderebbero sostanzialmente e corrisponderebbero all\u2019equitazione cosiddetta \u201c<em>a la brida<\/em>\u201d di cui parlano successivamente diversi altri libri. In realt\u00e0, come avremo modo di vedere, questi due tipi di assetto erano profondamente diversi ed erano assimilati solo dal fatto che il cavaliere montava mantenendo le gambe distese. A questo modo di cavalcare si opponeva la cosiddetta equitazione \u201c<em>a la gineta<\/em>\u201d, caratterizzata invece dal fatto che il cavaliere montava con le staffe pi\u00f9 corte e le gambe piegate. Sebbene la classificazione di Dom Duarte dimostri che in periodo tardo-medievale coesistessero una pluralit\u00e0 di tecniche equestri \u00e8 soprattutto il contrasto tra equitazione <em>a la brida <\/em>e\u00a0<em> la gineta\u00a0<\/em> a caratterizzare l\u2019equitazione dell\u2019epoca e quella rinascimentale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1051\" aria-describedby=\"caption-attachment-1051\" style=\"width: 345px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1051 \" title=\"Paolo Uccello, Battaglia di S. Romano (detail)\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Paolo-Uccello-Battaglia-di-S.-Romano-Disarcionamento-di-Bernardino-della-Ciarda-Particolare-Firenze-Uffizzi-1435-1440-345x500.jpg\" width=\"345\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Paolo-Uccello-Battaglia-di-S.-Romano-Disarcionamento-di-Bernardino-della-Ciarda-Particolare-Firenze-Uffizzi-1435-1440-345x500.jpg 345w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Paolo-Uccello-Battaglia-di-S.-Romano-Disarcionamento-di-Bernardino-della-Ciarda-Particolare-Firenze-Uffizzi-1435-1440-207x300.jpg 207w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Paolo-Uccello-Battaglia-di-S.-Romano-Disarcionamento-di-Bernardino-della-Ciarda-Particolare-Firenze-Uffizzi-1435-1440.jpg 520w\" sizes=\"auto, (max-width: 345px) 100vw, 345px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1051\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Uccello, Disarcionamento di Bernardino della Ciarda (particolare), (1435-1440) Firenze, Uffizi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Con il termine equitazione \u201c<em>a la brida<\/em>\u201d si indicava la tecnica tipica della cavalleria pesante, caratterizzata dalla staffatura lunga. Come abbiamo visto Dom Duarte distingueva due modi differenti: la prima consisteva nel ben inforcarsi sulla sella, portando i piedi in avanti (III, 2); la seconda, invece, nel montare in piedi sulle staffe, senza mai sedersi sulla sella (III, 4). Per facilitare questa seconda modalit\u00e0 le staffe venivano allacciate l\u2019una all\u2019altra con una correggia, sotto il ventre del cavallo, perch\u00e9 non si divaricassero. L\u2019uso di montare in piedi era secondo Dom Duarte pi\u00f9 antico e prescriveva al cavaliere di tenere le gambe perfettamente dritte sotto di s\u00e9. Entrambe queste tecniche servivano a facilitare il cavaliere nel maneggiare la lancia. Tra Medioevo e Rinascimento la lunghezza, e conseguentemente il peso, di quest\u2019arma era andato infatti progressivamente aumentando. Questo richiedeva al cavaliere, che era gi\u00e0 impacciato nei movimenti da una pesante armatura, di stare saldo in sella per affrontare lo scontro con l\u2019avversario. A questo scopo, venivano utilizzate particolari selle con arcioni molto alti, sia sul davanti che dietro, in modo da sostenere il cavaliere. Secondo Carlos Henriques Pereira e anche secondo altri storici, l\u2019equitazione \u201c<em>a la brida<\/em>\u201d era tipica del Nord Europa. In realt\u00e0 \u00e8 ampiamente documentato che questo modo di montare a cavallo fosse largamente diffuso anche nei paesi meridionali, come l\u2019Italia e lo stesso Portogallo. Anzi, secondo Baldassare Castiglione, i cavalieri italiani si distinguevano proprio per la loro abilit\u00e0 in questa tecnica e per la loro capacit\u00e0 di dominare cavalli difficili.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u00ab<em>degli Italiani \u00e8 peculiar laude il cavalcare bene alla brida, il maneggiar con ragione massimamente cavalli asperi, il correr lance e \u2019l giostrare<\/em>\u00bb (<em>Libro del Cortegiano,\u00a0<\/em>I, 21)<\/p>\n<figure id=\"attachment_1050\" aria-describedby=\"caption-attachment-1050\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1050\" title=\"Wallhausen - Combattimento a cavallo\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Wallhausen-Combattimento-a-cavallo-580x369.jpg\" width=\"580\" height=\"369\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Wallhausen-Combattimento-a-cavallo-580x369.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Wallhausen-Combattimento-a-cavallo-1024x651.jpg 1024w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Wallhausen-Combattimento-a-cavallo-471x300.jpg 471w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Wallhausen-Combattimento-a-cavallo.jpg 1204w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1050\" class=\"wp-caption-text\">Lo stile &#8220;a la brida&#8221; era tipico della cavalleria pesante<br \/>(in Johann Jacobi von Wallhausen, Ritterkunst, Franckfurt, 1616<\/figcaption><\/figure>\n<p>D\u2019altra parte, questa era la tecnica equestre tipicamente usata nelle \u201c<em>giostre all\u2019incontro<\/em>\u201d, vale a dire negli scontri a cavallo tra due cavalieri armati, che potevano affrontarsi \u201c<em>alla barriera<\/em>\u201d se tra i due contendenti era stata eretta una \u201c<em>lizza<\/em>\u201d, di legno o di tela, oppure in \u201c<em>campo aperto<\/em>\u201d. Si trattava di cimenti cavallereschi largamente diffusi in tutt\u2019Europa sino al XVII secolo e questo spiega l\u2019ampia diffusione dell\u2019assetto \u201c<em>a la brida<\/em>\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1086\" aria-describedby=\"caption-attachment-1086\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1086 \" alt=\"Lo stile \" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Pluvinel-jousting-580x465.jpg\" width=\"580\" height=\"465\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Pluvinel-jousting-580x465.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Pluvinel-jousting-373x300.jpg 373w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Pluvinel-jousting.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1086\" class=\"wp-caption-text\">Lo stile &#8220;a la brida&#8221; era quello impiegato nelle &#8220;giostre all&#8217;incontro&#8221;,<br \/>cimenti cavallereschi molto diffusi in tutt&#8217;Europa<br \/>(in Anthoine de Pluvinel, L&#8217;instruction du roy en l&#8217;exercice de monter \u00e0 cheval, Paris, 1625)<br \/>\u00a9 The Trustees of the British Museum<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il fatto che nell\u2019equitazione \u201c<em>a la gineta<\/em>\u201d le staffe venissero invece portate pi\u00f9 corte consentiva al cavaliere un contatto pi\u00f9 immediato e preciso degli \u201caiuti inferiori\u201d con i fianchi del cavallo. Secondo Dom Duarte, questo stile prescriveva al cavaliere di sedere \u201cnel mezzo della sella\u201d, quindi senza avvalersi del sostegno degli arcioni e di portare i piedi saldamente appoggiati sulla staffe, con i talloni leggermente bassi (III, 5). Si trattava di una tecnica tipica della penisola iberica, di chiara derivazione nord africana. Lo stesso termine \u201c<em>gineta<\/em>\u201d o \u201c<em>ginnetta<\/em>\u201d deriva chiaramente dal termine spagnolo <em>jinete<\/em>\u00a0 che, a sua volta, discenderebbe dalla trib\u00f9 berbera degli Zeneti, celebri per la loro cavalleria leggera. Sarebbero stati loro ad aver introdotto questo modo di cavalcare nella penisola iberica. Testimonia chiaramente questa origine anche il fatto che nell\u2019equitazione \u201c<em>a la gineta<\/em>\u201d veniva utilizzato un tipo di morso del tutto identico a quelli tutt\u2019ora usati in Nord Africa. Si tratta di un morso formato da due guardie, non troppo lunghe, collegate da un cannone, con al centro una paletta che si appoggia di piatto sulla lingua del cavallo e in cima alla quale \u00e8 fissato un largo anello metallico, che viene passato sotto la mascella inferiore dell\u2019animale e funge da barbozzale. La sella era anch\u2019essa di chiara derivazione araba e ricordava la \u201c<em>silla vaquera<\/em>\u201d ancora oggi in uso in Spagna.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1065\" aria-describedby=\"caption-attachment-1065\" style=\"width: 341px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1065\" title=\"De Andrade, A la gineta rider\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-Andrade-A-la-gineta-rider-341x500.jpg\" width=\"341\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-Andrade-A-la-gineta-rider-341x500.jpg 341w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-Andrade-A-la-gineta-rider-698x1024.jpg 698w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-Andrade-A-la-gineta-rider-204x300.jpg 204w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/De-Andrade-A-la-gineta-rider.jpg 1107w\" sizes=\"auto, (max-width: 341px) 100vw, 341px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1065\" class=\"wp-caption-text\">Nello stile &#8220;a la gineta&#8221; le staffe corte consentivano un uso pi\u00f9 diretto e immediato degli &#8220;aiuti inferiori&#8221;<br \/>(in Galv\u00e3o de Andrade, Arte da cavalaria de Gineta, Lisboa, 1678)<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019equitazione \u201c<em>a la gineta<\/em>\u201d aveva una connotazione marcatamente iberica, ma si diffuse rapidamente nei domini dell\u2019impero spagnolo e in particolare nell\u2019Italia meridionale. \u201c<em>Ginnetti<\/em>\u201d vennero detti i cavalli di origine spagnola, agili e ardenti, che venivano allevati soprattutto nelle\u00a0 regioni italiane meridionali. Lo testimoniano gli affreschi di <a href=\"http:\/\/www.castellopandone.beniculturali.it\">Palazzo Pandone<\/a> a Venafro, tra i quali spicca il ritratto del \u201c<em>ginecto<\/em>\u201d baio chiamato Stella, raffigurato all\u2019et\u00e0 di quattro anni il 23 maggio 1523, e successivamente donato al nobile napoletano Annibale Caracciolo. Dom Duarte sottolinea invece come l\u2019equitazione <em>a la gineta <\/em>fosse poco o nulla diffusa in Nord Europa e che inglesi e francesi avevano scarsa pratica di questo modo di montare a cavallo (III, 7).<\/p>\n<figure id=\"attachment_1069\" aria-describedby=\"caption-attachment-1069\" style=\"width: 580px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-1069  \" title=\"Venafro - The bay Stella\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Venafro-The-bay-Stella-580x483.jpg\" width=\"580\" height=\"483\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Venafro-The-bay-Stella-580x483.jpg 580w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Venafro-The-bay-Stella-360x300.jpg 360w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Venafro-The-bay-Stella.jpg 947w\" sizes=\"auto, (max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1069\" class=\"wp-caption-text\">Il baio Stella, ritratto a grandezza naturale nel Castello Pandone a Venafro (XV sec). L&#8217;allevamento di &#8220;ginnetti&#8221;, cio\u00e8 di cavalli di origine iberica era molto diffuso nell&#8217;Italia meridionale<\/figcaption><\/figure>\n<p>L\u2019equitazione \u201c<em>a la gineta\u201d<\/em> \u00e8 inoltre la tecnica di base della corrida a cavallo. La staffattura corta consentiva infatti arresti e partenze rapidi e repentini cambi di direzione, essenziali nella lotta con il toro. \u00c8 noto che questo tipo di combattimenti non si svolgevano solo nella penisola iberica, ma in epoca rinascimentale erano largamente diffusi anche in Italia. Benedetto Croce ricorda ad esempio quelle che si tennero a Siena e Firenze dove, in Piazza Santa Croce, nel 1584 si svolse una grandiosa caccia ai tori, in occasione della visita di Vincenzo Gonzaga, erede al trono di Mantova. Maria Bellonci, invece, racconta della passione dei Borgia per i tori e accenna al combattimento con il quale il duca Valentino, Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI, celebr\u00f2 il capodanno dell\u2019anno 1502, nientemeno che sulla piazza San Pietro a Roma. Le caratteristiche dell\u2019equitazione <em>a la gineta <\/em>venivano d\u2019altronde esaltate anche in alcune tipi di cimenti cavallereschi, come il \u201c<em>gioco delle canne<\/em>\u201d e la \u201c<em>giostra dei caroselli<\/em>\u201d. Si tratta in entrambe i casi di giochi equestri di origine araba, importati dagli spagnoli in Italia, in cui due squadre di cavalieri si fronteggiavano, sfidandosi in una battaglia incruenta armati di canne e scudi alla moresca, oppure scagliandosi proiettili d\u2019argilla.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1066\" aria-describedby=\"caption-attachment-1066\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1066 \" title=\"Antonio Tempesta, Bull hunt\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Antonio-Tempesta-Caccia-al-toro-1598.jpg\" width=\"500\" height=\"362\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Antonio-Tempesta-Caccia-al-toro-1598.jpg 500w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Antonio-Tempesta-Caccia-al-toro-1598-414x300.jpg 414w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1066\" class=\"wp-caption-text\">Lo stile &#8220;a la gineta&#8221; rappresentava la tecnica di base della tauromachia.<br \/>Un tipo di combattimento molto diffuso in epoca Rinascimentale,<br \/>anche al di fuori della penisola iberica<br \/>(Antonio Tempesta, Caccia al toro, 1598)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sia Dom Duarte sia, circa un secolo dopo di lui, Baldassarre Castiglione sono comunque convinti di una cosa: il perfetto cavaliere deve padroneggiare ciascuna di queste tecniche e sapersi adattare a ogni tipo di sella, poich\u00e9 ciascuna \u00e8 funzionale a specifiche esigenze.\u00a0 \u00abUn uomo non sar\u00e0 mai un buon cavaliere se non \u00e8 in grado di scegliere il modo pi\u00f9 appropriato di montare su ciascun tipo di sella\u00bb (<em>Livro da Ensinan\u00e7a de Bem Cavalgar Toda Sela<\/em>, III, 14).<\/p>\n<figure id=\"attachment_1074\" aria-describedby=\"caption-attachment-1074\" style=\"width: 380px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1074 \" title=\"Ferraro - A la ginetta bit\" alt=\"\" src=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-Morso-a-la-ginetta-380x500.jpeg\" width=\"380\" height=\"500\" srcset=\"http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-Morso-a-la-ginetta-380x500.jpeg 380w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-Morso-a-la-ginetta-228x300.jpeg 228w, http:\/\/worksofchivalry.com\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Ferraro-Morso-a-la-ginetta.jpeg 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1074\" class=\"wp-caption-text\">Il morso &#8220;a la gineta&#8221; era di chiara derivazione araba e identico a quelli tuttora in uso in Nord Africa<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Bibliografia\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>BELLONCI, Maria, <em>Lucrezia Borgia<\/em>, Milano, Mondadori 1939.<\/p>\n<p>CASTIGLIONE, Baldassare, <em>Il Cortigiano<\/em>, a cura di A. Quondam, Milano, Mondadori, 2002.<\/p>\n<p>CROCE, Benedetto, <em>La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza<\/em>, 2a ed. riveduta, Bari, Laterza, 1922.<\/p>\n<p>D\u2019ANDRADE, Fernando Sommer,\u00a0 <em>La tauromachie \u00e9questre au Portugal<\/em>, Paris, Michel Chandeigne, 1991.<\/p>\n<p>Dom DUARTE, <em>The Royal Book of Horsemanship, Jousting and Knightly Combat<\/em>, translatetd by A. F. and L. Preto, edited by Steven Muhlberger, Highland Viallge, The Chivalry Bookshelf, 2005.<\/p>\n<p>PEREIRA, Carlos Henriques, <em>Etude du premier trait\u00e9 d\u2019\u00e9quitation portugais. Livro da ensinan\u00e7a de bem cavalgar toda sela<\/em>, Paris, L\u2019Harmattan, 2001.<\/p>\n<p>PEREIRA, Carlos Henriques, <em>Naissance et renaissance de l\u2019equitation portugaise<\/em>, Paris, l\u2019Harmattan, 2010.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Giovanni Battista Tomassini Definendo, nel suo\u00a0Libro del Cortegiano\u00a0(1528), i tratti ideali del gentiluomo rinascimentale, Baldassarre Castiglione scriveva: \u00abvoglio che \u2018l nostro cortegiano sia perfetto cavalier d\u2019ogni sella\u00bb (Libro 1, 21). Che l\u2019uomo di corte dovesse essere innanzitutto capace di montare a cavallo alla perfezione appare in effetti scontato. 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